La Sacra Immagine della Madonna delle Grazie

La Sacra Immagine della Madonna delle Grazie è dipinta su due grosse tavole di noce unite come fossero una, misura un metro e mezzo per settantuno centimetri. I colori sono posti sopra ad un intonaco somigliante a stucco. La parte superiore è centinata. L’usura del tempo non faceva tenere più insieme le tavole e fu necessario incastrarle in un tavolone di rovere e fissarle con delle rozze grappe di ferro.  Questo appesantì l’immagine tanto che i canonici deputati lo trasportavano a fatica il giorno della festa. Come abbiamo già detto i nostri storici erroneamente l’attribuiscono a Lello da Velletri ma in verità poco sappiamo della sua origine del suo autore quindi ogni informazione è da prendere con il beneficio del dubbio. 

Se è pur vero che il Ss.mo Salvatore presenta forti influenze bizzantine e le bruciature possono provare che fosse sfuggito alla lotta iconoclasta di Costantinopoli, la Madonna delle Grazie è ben lontana dagli stilemi dei monaci di Bisanzio. 

Quindi possiamo affermare che probabilmente quella tavola che Giovanni II ebbe in dono non fu la Madonna patrona di Velletri ma altra immagine. Le poche notizie che ci tramandano le Visite Pastorali a nostra disposizione e i documenti per la sua incoronazione ci fanno supporre che la tavola si possa inquadrare alla fine del XIV secolo attribuendola alla Scuola Umbro Senese. 

Questo spiega l’enigma dell’autore anche perché il detto filone pittorico era l’unico che potesse rispondere ad una commessa degna della nostra Cattedrale. Se accettiamo quanto detto possiamo supporre che la tavola della Madonna delle Grazie sia stata realizzata per la nostra Basilica quale ex voto. Questo spiegherebbe il fatto che in origine non avesse cappella propria e che fosse coperto dagli sportelli detti dei Santi Protettori. 

"L’icona della Madonna con il Bambino detta Madre della Divina Grazia è dipinta su due grosse tavole di noce unite come fossero una, misura un metro e mezzo per settantuno centimetri. I colori sono posti sopra ad un intonaco somigliante a stucco. La parte superiore è centinata. L’usura del tempo non faceva tenere più insieme le tavole e fu necessario incastrarle in un tavolone di rovere e fissarle con delle rozze grappe di ferro.  Questo appesantì l’immagine tanto che i canonici deputati lo trasportavano a fatica il giorno della festa.  Come abbiamo già detto i nostri storici erroneamente l’attribuiscono a Lello da Velletri ma in verità poco sappiamo della sua origine del suo autore quindi ogni informazione è da prendere con il beneficio del dubbio. Recenti studi ancora inediti mettono in dubbio la già esposta tesi della provenienza dall’oriente bizzantino. 

Lo scrittore anonimo della Compagnia di Gesù autore della prima storia del Santuario presentata al Gonfaloniere di Velletri il 27 Novembre 1854 pubblica una bellissima descrizione della Sacra Immagine che volentieri riportiamo integralmente: 

” Il fondo del quadro è in oro chiarissimo. La Vergine rappresentata quasi al naturale sta seduta portando una veste di rosso corallo e un manto azzurro, che dalla fronte le scende sulle spalle ricoprendola per tutta la persona. Sulle ginocchia le si avvolge il manto con belle cadenze e leggiadre piegature scendendo fino a ricoprire i piedi nascosti tra i lembi della veste compariscono appena scoprendo le punte. L’estremità della veste come il manto che la S. Vergine indossa serrato al petto da un fermaglio d’oro, sono guarnite da galloncini dorati. Di sotto agli orli delle maniche e dello scollo si vede un sottilissimo merletto bianco che le gira morbidamente intorno al volto.  La fodera del manto è d’un verde cupo che si mostra come rimboccato sulle ginocchia. Il sembiante della Madonna è celestiale e spira un’aria di paradiso. Ha gli occhi pietosamente rivolti verso i fedeli con un atteggiamento soave che intenerisce a guardarla. Un’ aureola d’oro fineemente raggiata e composta di rosso rubino intornia la sommità della testa. Con la mano sinistra tiene in braccio il Divin Figlio rivestito da una tunica di porpora rabescata a fiorami uniformi d’oro. Il viso del Bambinello è una perla occhietti vivacissimi labbra semichiuse e fresche tra le quali si vedono i candidi dentini, capelli biondi e ricciutelli dentro l’aureola d’oro a forma di croce.”

1703: Filippo Zucchetti restaura la Sacra Immagine

La conservazione del supporto ligneo su cui è dipinta la venerata immagine di Nostra Signora delle Grazie agli inizi del XVIII secolo diede alcuni problemi perché le due tavole di noce erano notevolmente sconnesse. Il Capitolo della cattedrale per evitare il peggio chiamò a Velletri Filippo Zucchetti originario di Rieti uno degli artisti che in quel periodo erano considerati di grido. 

L’incarico che lo aspettava era molto difficile e delicato intervenire sulla tavola più cara alla tradizione e alla devozione della città. Zucchetti definito appunto “pittore di grido” si assunse questo delicato compito e chiude in un grosso tavolone le due assi fissando tutto con delle grosse grappe di ferro. Naturalmente è ipotizzabile che gli venne chiesto di intervenire anche sulle figure ritoccando i danni causati dalla cattiva conservazione del supporto. Fu una occasione forviera per togliere “le secchezze gotiche” in questa occasione venne ridipinto il manto della Madonna con le famose stelle e il Bambino venne totalmente rifatto con una vestina a fiorami su fondo rosso e una capigliatura ricciolina bionda. 

Tutto questo era ancora visibile all’atto del restauro del 1969 e bel corrispondeva alla descrizione fatta della Madonna dal gesuita anonimo autore della prima storia del Santuario che lamentava ai suoi tempi una cattiva conservazione della tavola con una fenditura verticale sul corpo della Vergine quasi a rendere necessario di ritoccarla completamente. Sicuramente si può affermare che in questa occasione venne rimosso il fondo in oro originale e sostituito da una moderna porporina.

1969: Il restauro che le tolse le stelle

L’intervento diretto dalla Prof. Luisa Mortari venne eseguito con il solo fine conservativo dell’opera e per la completa rimozione di tutte le ridipinture a partire dal manto blu della Vergine che ne aveva ridisegnato l’atteggiamento in una positura quasi frontale. La testa del Bambino ha ritrovato la sua naturale proporzione e la veste decorata è tornata ad essere l’originale tunichetta celestina. Anche gli incarnati sono stati alleggeriti dalle riprese pittoriche e le aureole di restauro completamente rimosse. Le figure si sono presentate ritagliate su un fondo oro del tutto incongruente con esigue tracce di quello originale ripreso con la tecnica “a guazzo” La Mortari ha voluto lasciare in vista due tasselli per testimoniare la stratificazione delle ridipinture rimuovendo anche le grossolane decorazioni della centina e affrontando anche un risanamento della tavola.  Dell’assenza della Madonna da Velletri non venne data comunicazione alcuna alla popolazione perché ben si conosceva la gelosa mentalità dei veliterni. Ma quando venne restituita la Sacra Immagine si presentò molto diversa agli occhi del Parroco Mons. Eteocle Trocchi e dell’Arciprete Mons. Quinto Ciardi che per paura della reazione dei cittadini decisero di non mostrarla senza la pettina. Solo con la nomina di Mons. Angelo Lopes nel 1974 dopo una accurata preparazione la tavola venne esposta e accettata per come era emersa dal restauro dall’intera cittadinanza.

 2004 - 2005

La Dr. Laura Ferretti restaura la Sacra Immagine

Dopo la festa del Patrocinio dell’Agosto 2004 la Madonna delle Grazie è stata prelevata dal suo Santuario per essere portata a Roma presso lo studio della Dr.ssa Laura Ferretti in Via Gregorio VII dove è stata sottoposta ad un delicato intervento di restauro che ha contribuito a ricondurla al suo originale splendore. Laura Ferretti non è nuova a questo tipo di lavori e già intervenuta sulla Sacra Immagine della Madonna della Carità.

Quello operato dalla professionista romana è il terzo intervento che la tavola subisce. Il primo fu realizzato da Filippo Zucchetti nel 1703, il secondo nel 1968 di cui parla il Prof. Enrico Mattoccia nella recente biografia di Mons. Giuseppe Centra. Quello appena terminato come abbiamo detto è stato eseguito dalla Ferretti e diretto dalla Dr.ssa Dora Catalano. 

Al termine è ricomparsa l’immagine nella sua forma primitiva come fu dipinta alle origini. Il restauro su un quadro così prezioso e vetusto è come per l’uomo un intervento chirurgico, il suo risultato quindi rimarrà nel tempo solo se le condizioni di conservazione della tavola saranno idonee.

Se in futuro vorremmo ancora godere dello sguardo materno della nostra Regina occorre evitarle traumi tali da far rendere inutile l’intervento stesso. Come tutti sanno la Sacra Immagine è costituita su due tavole di legno di pioppo, con colori a tempera stesi su una preparazione molto chiara. Durante l’intervento del 1969 le due tavole erano state assicurate nella loro stabilità con sottili traverse di alluminio. Ora invece è stata applicata una nuova parchettatura a sostegno del supporto formata da traverse in scatolato di ottone sorrette da ponticelli eseguiti in faggio. Tutta la superficie è stata reintegrata con delle stuccature a mestica (colla vinilica e segatura). Sono state poi rimosse le due sovrapposizioni di fattura moderna quella nella centina e la scritta Mater Divinae Gratiae Ora Pro Nobis è stata riprodotta su un cartiglio più stretto fissandola alla cornice con viti ad occhiello.

La superficie pittorica dopo gli interventi di pulitura ha visto l’eliminazione della vernice alterata e la rimozione dei vecchi ritocchi. Altro intervento è stato quello per l’eliminazione delle vecchie stuccature che sono state prima ammorbidite con un tampone inumidito e poi rifinendo la superficie con l’uso del bisturi. Per il ripristino del fondo d'oro è stato necessario procedere ad una stuccatura per ridare all’intera tavola una struttura omogenea prima dell’applicazione della foglia d’oro zecchino.


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