I CHIERICI REGOLARI DI SOMASCA A VELLETRI di Padre Giuseppe Oddone
Fu proprio la buona fama che i Somaschi avevano come educa- tori che indusse il Cardinale Vescovo di Velletri Antonio Maria Gallo, sollecitato dal popolo e dal municipio, ad invitarli nella città. La bolla di Paolo V del 28 novembre 1616 precisa il duplice scopo per cui sono chiamati: attendere alla cura delle anime nella parrocchia di San Martino, affidata loro in perpetuo considerando con quanto ardore di carità i sacerdoti somaschi esercitino il loro mini- stero e quanti buoni frutti producano con il loro esempio e la loro dottrina; in secondo luogo, educare la gioventù, aprendo scuole pubbliche di lettere classiche o di altre scienze secondo la capacità delle persone che le frequentano.
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| Velletri Chiesa di San Martino Pala dell'altare maggiore |
Prima dell'ingresso dei Somaschi la Curia Vescovile fa una specie di inchiesta, interrogando le persone più direttamente interessate. Le deposizioni di tre sacerdoti veliterni, il Can. Antonio Martelli, Don Giovan Battista De Rossi, Don Francesco Fiscari, sono commoventi: conoscono l'attività dei Somaschi al Clementino di Roma, affermano che questi religiosi sono zelanti, buoni predica- tori, e soprattutto capaci di insegnare ai giovani, di "tirarli alla virtù" e sono certi che la loro presenza si risolverà anche in un beneficio per le altre parrocchie. A loro volta i Padri, prima del loro ingresso, contattano tutte le comunità religiose presenti in città e chiedono loro il consenso: sono i Cappuccini, gli Agostiniani dell'Osservanza di Lombardia, i Minori conventuali, i Carmelitani che danno per scritto il loro parere positivo.
I Padri prendono possesso della parrocchia il 21 aprile 1617. Il Vicario Generale Don Giuseppe Spagna, alla presenza del notaio della Curia Zefiro Velli accompagna il Padre Cristoforo Apollinario, procuratore del P. Generale P. Boccolo, per procedere alla consegna: con lui entra in Chiesa, va davanti al Santissimo, lo prega in adorazione, bacia l'altare, ne prende visione, controlla carte gloria e candelieri, apre e chiude il tabernacolo, va al fonte battesimale, all'armadietto degli oli santi, poi passa in sacrestia, fa squillare le campane, entra nella casa parrocchiale con giardino e consegna le chiavi al Padre Somasco
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| Velletri: Chiesa di San Martino altare maggiore |
Vennero fatti alcuni lavori di adattamento dei locali. Il 9 luglio 1617 il P. Francesco Lautari, primo parroco, amministra il suo primo battesimo nella Chiesa di San Martino.
LA SCUOLA DI GRAMMATICA E DI RETORICA A VELLETRI (1617-1739)
Egualmente il 9 luglio 1617 furono affidate ai Somaschi le scuole pubbliche, le prime in Velletri, con 53 sì e 5 no da parte del Consiglio Comunale con la provvisione di 100 scudi senza altri oneri.
Nel libro degli Atti si trova documentata l'attività scolastica: vi attendono due Padri: una insegna grammatica distinta in inferiore e superiore, che è praticamente l'equivalente delle nostre scuole elementari. I bambini venivano prima addestrati a leggere in latino sul libro dei salmi ed in italiano su libri di dottrina cristiana e solo dopo aver appreso la lettura si procedeva ad imparare a scrivere, cosa che richiedeva pazienza ed esercizio.
I bambini dovevano prepararsi la penna d'oca e l'inchiostro, esercitarsi nella scrittura fino ad acqui- starne gli automatismi, trascrivere dei testi, fare qualche semplice composizione. Si imparava anche un po' di matematica con l'abaco, un manuale che insegnava le 4 operazioni e soprattutto il valore delle monete e delle unità di misura in uso nei vari stati d'Italia, con qualche nozione elementare di contabilità. Si incominciava ad apprendere qualche rudimento di latino con la grammatica del Do- nato, a tradurre gli autori più semplici (Fedro e Nepote).
La retorica corrispondeva all'incirca alle nostre medie: si appronfondiva il latino, si leggeva un'antologia di autori italiani e latini, si imparava a comporre, a recitare ed a cantare. Solitamente insegnava retorica un Padre che conosceva bene il latino, che in occasioni ufficiali teneva davanti alle autorità ecclesiastiche e civili un erudito sermone in questa lingua oppure in italiano.
Gli alunni venivano gratificati perché si esibivano in pubblico in Accademie. Cito qualche testimonianza dal libro degli Atti:
5 Aprile 1715
In pubblica chiesa si è fatta l'Accademia dal P. Maestro D. Gaetano Santomei per la Passione del Signore, dove vi è stato il concorso di Mons. Suffraganeo e Vic. Gen.le, del Magistrato, Capitolo, Clero regolare, secolare con gran numero di Nobili e copiosissimo di popolo et è riuscita con edificatione di tutta la città a gloria di Dio e della nostra Religione.
12 Novembre 1715
Fu solennizzata la festa del nostro glorioso S. Martino, titolare di questa nostra chiesa, con pompa, essendosi fatta ne' primi vespri una pubblica Accademia da nostri scolari con gusto e soddisfa- zione di tutta la città e ne fu anche cantata recitata in musica dalli SS.ri dell'Ecc.mo Sig. D. Michel Angelo Gaetani Principe di Caserta, che benignamente favorì questo nostro Collegio e la mattina di detto Santo vi fu la messa solenne, con i secondi vespri; il tutto con applauso grande della città tutta a gloria di Dio N. Signore e della nostra Religione. In fede.
23 Agosto 1722
Fu fatta in questa nostra chiesa una pubblica Accademia in lode dell'Assunzione della B. Vergine con l'intervento dell'Ill.mo Sig. Vic. Gen.le, dell'Ill.mo Sig. Governatore e Magistrato e di tutta la nobiltà con applauso universale dal P. D. Giovanni Bruni Maestro di retorica di questo Collegio. In fede.
25 Dicembre 1724
Fu fatta in questa nostra chiesa pubblica Accademia dal P. D. Nicola Randanini Maestro di retorica in questo Collegio in lode del Divin Bambino coll'intervento dell'Ill.mo Sig. Vicario Gen.le, Ill.mo Sig. Governatore e Magistrato e di tutta la nobiltà con applauso universale a somma lode al P. maestro. In fede.
15 Gennaio 1728
Io sottoscritto Preposito faccio piena ed indubitata fede come il P. D. Nicola Randanini dalli 15 gennaio 1727 sino a tutti li 15 gennaio 1728 ha fatto la scuola della retorica e questa con pienissima soddisfazione di tutta la città, e gran profitto de' scolari de' quali alcuni in detto tempo sono passati alla pubblica filosofia con piacere del P. Lettore, perché non poco capaci. Ha fatto nella quare- sima una ben interessane ed erudita Accademia sopra la Passione di Nostro Signore Jesu Cristo, i discorsi nelli venerdì di marzo, che si l'una come li altri riuscirono di sommo contento alli Ecclesia- stici, Magistrato, a nobiltà e di sua generale lode; di più ha assistito con amore alla confessione delli uomini, ed è stato di esemplarità perché di religiosi ed ottimi costumi.
15 Marzo 1729
Io sottoscritto Prep.to faccio piena ed indubitata fede come il P. D. Nicola Randanini dalli 15 gennaio 1728 sino a tutti li 15 marzo 1729 ha fatto la scuola della retorica e questa con pienissima sod- disfazione della città tutta, e gran profitto de' scolari, ha fatto li 2 febbraio passato una ben intesa ed erudita Accademia in onore della Purificazione della Beata Vergine, i soliti discorsi nelli venerdì di marzo, di sì l'una come gli altri riuscirono di somma soddisfazione alli Ecclesiastici, Magistrato, e nobiltà concorsavi in gran numero e di sua general lode, di più ha assistito con amore alla confessione d'infermi ed è stato sempre d'esemplarità perché di religiosi ed ottimi costumi.
14 Novembre 1733
Noi sottoscritti facciamo fede come il P. D. Filippo Mazzanti dalli sei febbraio 1733 a tutto li 14 novembre 1733 ha fatto la scuola di retorica in questo nostro Collegio di S. Martino di Velletri con ogni attenzione e profitto de' scolari, con piacere de' genitori, siccome nel mese di giugno fece recitare da suoi scolari una bellissima Accademia sopra le glorie di S. Filippo Neri, e riuscì con applauso universale, tanto per le composizioni, quanto per la cantata ed apparamento di chiesa: intervenne l'Ill.mo Magistrato , il Sig. Governatore e tutta la nobiltà, come di molti forestieri, che si trovavano in questa città.
6 Aprile 1735
Noi sottoscritti facciamo fede come il p. D. Gennaro Barbati ha fatto recitare da suoi scolari di retorica una… Accademia sopra la Passione e Morte di Gesù Cristo con una cantata in musica con l'intervento dell'Ill.mo Sig. Governatore e Magistrato e di tutta la nobiltà e letterati di questa città con applauso universale di tutti i suddetti tanto per le composizioni quanto per la cantata.
Purtroppo nel 1739 sia per motivi di riduzione del personale religioso somasco, sia per l'insistenza dei Padri della Dottrina Cristiana, che avevano offerto condizioni economiche più vantaggiose, l'insegnamento fu assunto dai Padri dottrinari ed i Padri non con- corsero più all'appalto delle scuole che si rinnovava ogni anno.
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| Velletri Chiesa di San Martino facciata e portale d' ingresso |
L'ATTIVITÀ PARROCCHIALE NEI SECOLI
In tanto proseguiva sempre l'attività parrocchiale. I Padri avevano nella loro bolla di fondazione l'impegno di concorrere al bene pubblico ed alla edificazione civile e spirituale della città. Questo rimase sempre nel loro DNA: dimostrarono uno zelo straordinario non solo per la loro Chiesa ed i parrocchiani, ma per tutta la popolazione con la predicazione, le opere di carità, la dottrina ed il buon esempio. Traspare quasi una gara tra i vari parroci somaschi che si sono susseguiti: ognuno voleva far meglio del precedente.
LA PESTE DEL 1656
Purtroppo spesso le calamità si abbattevano sulla Comunità. Una delle più dure fu quella della terribile peste del 1656: nel mese di agosto morirono 4 religiosi su sei: il P. Basso Basilio vicepreposito, il P. Cattaneo Camillo, il P. Groppi Giuseppe, il P. Zotto(?) Giulio, più un ospite della casa chiamato Isidoro senese. Come altrove questi padri si prodigarono per assistere gli appestati e contrassero essi stessi la malattia mortale. La stessa cosa avvenne alla Maddalena di Genova ove morirono in quello stesso anno sei religiosi.
LA BATTAGLIA DI VELLETRI TRA AUSTRIACI E SPAGNOLI (11 AGOSTO 1744)
Un altro fatto importante testimoniato nel libro degli Atti è la battaglia di Velletri tra gli Austriaci di Maria Teresa d'Austria comandati dal feldmaresciallo Lobkowitz ed i borbonici comandati dallo stesso re di Napoli Carlo di Borbone. Vincendo qui Carlo di Borbone salvò il suo regno. Si affrontarono 12.000 borbonici e 10.000 austriaci. Caddero circa 2000 austriaci, 1000 borbonici, ma anche un migliaio di Veliterni coinvolti negli scontri. Notiamo quello che è registrato sul libro degli Atti, ancora fremente di terrore:
11 Agosto 1744
Sul primo apparir dell'alba di detto giorno un corpo di truppe austriache fece una sorpresa a questo campo reale dalla parte fuori Porta di Napoli, avendo uccisi ed incendiati soldati spagnoli ivi accampati e baracche ed entrate nella città saccheggiarono le case, portando via cavalli e robbe più preziose a sparo continuato di moschetti, restando incendiate 24 case e s'inoltrarono vicino al Palazzo del Re. Nello stesso tempo li medesimi austriaci dietero l'attacco alla Montagna. Li spagnuoli fecero ivi grandissima resistenza, con grandissima mortalità dell'una e l'altra banda, e nello stesso tempo mandarono al riparo nella città e gli riuscì di far retrocedere il nimico di già molto avanzato. Terminato questo spaventevole assalto e quietate le cose, si videro seminate di cadaveri le strade e di cavalli estinti. Una palla di un cannone trasportato in città e sparato contro gli aggressori, che stavano nel palazzo To- ruzzi, colpì il tetto della nostra chiesa e ne gettò giù un pezzo tra l'altare del Crocifisso e la Madonna di Loreto. Lo spavento di tutti del paese è stato grandissimo ed il Sig. Iddio ci scampi di peggio, che possa succedere.
BEATIFICAZIONE E SANTIFICAZIONE DI SAN GIROLAMO
È annotata nel 1747 la beatificazione di San Girolamo Emiliani.
9 Novembre 1747.
Fu finalmente in detto giorno beatificato nella Basilica Vaticana dal regnante Pontefice Benedetto XIV il nostro glorioso Fondatore Girolamo Emiliani. Come pure quello della sua proclamazione a Santo: 16 Luglio 1767.
Fu in detto giorno da Clemente XIII Papa felicemente regnante nella Basilica Vaticana solennemente canonizzato per Santo il nostro Fondatore Girolamo Miani e ciò a gloria di Dio, della Santa Chiesa e decoro della nostra Congregazione.
TERREMOTI E TEMPESTE
Un forte terremoto è registrato anche 18 febbraio 1750.
8 Febbraio 1750
A dì 6. 7. 8 febbraio fu solennizzato in questa nostra chiesa di S. Martino il triduo del nostro Beato Padre Girolamo Emiliani Fondatore della nostra Congregazione con apparato nobile e quantità di cere, con concorso assai numeroso di popolo, intervenutovi l'Ill.mo Magistrato in corpo, che offerì al Beato il solito mazzo di candele di cera, dispensatisi a tutti le immagini, libretti del triduo, compendi della vita e medaglie, fatta far la funzione all'altar maggiore, dove in un reliquiario d'argento fu esposta la reliquia ed in alto il quadro che il giorno appresso fu collocato all'altare di S. Anna vicino alla sagrestia cioè al lato dell'epistola dell'altare maggiore. La messa con scelta musica fu pontificata dall'Ill.mo Sig. D. Anteo Coluzzi Arciprete della Cattedrale assistito dalli SS.ri Canonici Giorni e Lucci, fattosi ogni cosa con ogni possibile proprietà ed il tutto ad onore del sommo Iddio e del nostro Beato. In fede.
D. Giacomo M.a De Savageri Prep.to - D. Niccola Randanini CRS Attuario
8 Febbraio 1750
Sulle ore 20 ed un quarto fu udita qui in Velletri una grossa scossa di terremoto che apportò molto spavento senza però, grazie a Dio, danno veruno apparente; in appresso sono cadute alcune case vecchie e si vanno scoprendo difetti in alcune altre forse per tal cagione.
Come altri terremoti avvennero nel 1752.
Si registra qui a memoria de' posteri come in quest'anno 1752 si sono udite in questa città di Velletri diverse scosse di terremoto, cioè alli 12 d'agosto ad ore cinque e mezza di notte. La seconda alli 24 di detto mese ad ore 9 in circa, la 3.a a 29 settembre ad ore 3 ed un quarto, la 4.a a 26 di detto mese ad ore 7, la 5.a finalmente ad ore 21 e mezza del detto settembre. Incussero tutte un grandissimo spavento, quantunque non abbiano cagionato danno alcuno alle fabbriche; dimodo che la maggior parte della gente dormì per molti giorni all'aperto. Cagione delle scosse può dirsi la grande aridità delle terre; essendo stato in questa estate un sole ardentissimo dalli primi di luglio quasi a tutto ottobre. Per ordine dell'Ill.mo Sig. Vi- cario Gen.le si fece la prima domenica d'ottobre al dopo pranzo una pubblica processione di penitenza, portatasi processionalmente l'immagine della Madonna SS.ma delle Grazie della chiesa cattedrale di S. Clemente dalla chiesa cattedrale di S. Clemente per tutta la città, con l'ordine di recitarsi al suono della campana delle chiese parrocchiali dopo il segno dell'Ave Maria de' morti tre Pater ed un'Ave Maria ed una Salve Regina ed infine le parole: Sia bene- detta la santa ed immacolata concezione della Beata Vergine Ma- ria; acciò per intercessione della Madre Santissima si degni il Signore di liberare e noi e questa città dal terribile flagello del terre- moto.
Cosi l'attuario sente il bisogno di ricordare ai posteri una terribile tempesta:
Si registra ad perpetuam rei memoriam come nelle ore del dì sudetto annuvolatosi quasi in un subito il cielo con aria oscura in- sorse dalla Quarta tra tramontana e ponente un vento così furioso che scoppiò, scaricando con empito grandissimo grandine così furioso che scoppiò, scaricando con empito grandissimo grandine così… grossa che tra le memorie più antiche di Velletri non se ne legge la simile, di diversa fattura e grossezza sino a passare la libra di peso, dimodoche fracassò per quella linea che prese vetrate, coppi de' tetti, tagliò rami d'alberi, dissipò l'ulivi e guastò gittando a terra l'uve di quelle vigne ed ammazzò quantità d'ogni sorta d'uccellami, trovandosene morti non poca quantità a piè delle fratte, degli alberi e tra li solchi.
D. Nicola Randanini Attuario
Così un altro disastroso evento naturale avviene il 26 Gennaio 1770.
La notte antecedente a 26 suddetto insorse una furia tale de' venti turbinosi, che ne tremorno le case; li tetti ristorno sconvolti e por- tati via dal vento i canali, disfatti la maggior parte de' camini, e nelle vigne portati via alberi, disfatte le capanne e scoperti pari- menti li tetti de' tinelli. Qui in casa noi avemo avuto molto danno, e molto ancora sul tetto della chiesa e campanile. In fede.
D. Nicola Randanini Prep.to e Attuario
LA RICOSTRUZIONE DELLA CHIESA
Tra il 1770 ed 11 1779 viene ricostruita la Chiesa nella struttura attuale che viene riaperta per la festa di San Girolamo (7 febbraio 1779).
Gennaio 1779
Ci siamo andati disponendo per l'apertura della nuova chiesa dove a memoria di tutti i secoli futuri abbiamo messa una lapide in lode di questo rispettabile pubblico esaltando la di lui liberalità nel dono a noi fatto senza esempio di scudi 3.000 per la fabbrica di essa.
Febbraio 1779
Finalmente disposte tutte le cose sotto il dì 7 detto domenica di ses- sagesima ricorrendo appunto in tale dì il giorno della preziosa morte del nostro S. Fondatore Girolamo Miani con solenne bene- dizione fatta dal sullodato P. D. Giacinto Pisani Proc.re Gen.le si fece l'apertura della nuova chiesa con quella pompa che fu possi- bile, e con innumerabile concorso di popolo. Inter missarum solem- nia fu recitata una eloquentissima orazione dall'ex.gesuita Sig. D. Jacopo Batile Rettore di questo Seminario. Di tutto si darà altrove più distinto ragguaglio, e precisamente in libro intitolato Storia della chiesa di S. Martino, da lasciare a perpetua memoria di questo Archivio.
IL PERIODO NAPOLEONICO
Si avvicinavano intanto gli anni della Rivoluzione francese e delle guerre napoleoniche. La casa religiosa fu soppressa nel luglio del 1798, ed il P. Superiore continuò il suo ufficio di parroco. I religiosi furono tuttavia vessati dalle autorità politiche ed anche da alcuni preti secolari. Dal 1810 al 1815 la parrocchia rimase vacante come è attestato dal P. Paltrinieri.
29 Luglio 1810
Questa mattina sono stato chiamato insieme agli altri Parrochi dinanzi al Sig. Vice-Prefetto e Maire Antonelli e ci fu intimato di prestare il giuramento a Napoleone Imperatore de' Francesi. Siccome il S. Padre con sua enciclica ai Vescovi della Marca lo ha proibito, così da noi si rispose che per tale motivo non si poteva prestare. Ci fu quindi intimata la deputazione a Piacenza, ci furono rilasciati a tale oggetto i passaporti, fu chiamato un vetturino ed intimato a lui di doverci portare a Roma alle ore tre della notte seguente.
l Giugno 1814
Dopo quasi quattro anni di esilio, dei quali mi è riuscito di tra- fugarmi e nascondermi alle indagini del Governo Francese, che trasportava i non giurati in Corsica, oggi finalmente, ho avuto la dolce compiacenza di ritornare in seno alla mia parrocchia accolto dai miei amatissimi parrocchiani con segni di particolare esaltazione. Appena fu sciolto l'esercito francese in Italia circa la metà dello scorso aprile, mi disposi a partire da Salò sul Lago di Garda dove allora mi trovava presso un mio nipote. Giunsi a Roma ai 30 di maggio e presentatomi all'Em.mo Mattei che nel vicino Concistoro sarà dichiarato nostro Vescovo come Decano del S. Collegio, colla sua approvazione mi sono qua portato a sistemare questa parrocchia. Tutto qui era in disordine, la sagrestia sprovveduta affatto di biancheria, rovinata in tutti gli arredi sacri. Il tetto della chiesa precipitato in modo che l'acqua inondava la volta della chiesa, i finestroni mancanti di gran numero di vetri. Non si sapeva da qual parte cominciare a riparare i danni. Ho ordinato però subito la rintegrazione del tetto e l'accomodamento delle finestre.
LA RIPRESA DOPO IL 1815: LE MISSIONI DI SAN GASPARE DEL BUFALO
La vita cristiana tornava a rifiorire. Nel 1816, nel 1820 fu presente a Velletri San Gaspare del Bufalo, che cercava con tutte le sue forze di rievangelizzare lo stato pontificio.
Gennaio 1816
Nel mese di gennaio del 1816 furono fatti gli esercizi o sia Missioni, che durarono alcune settimane, dal Sig. Can.co Del Buffalo ed si dice che abbia fatto gran profitto spirituale, ed in questa occasione instituì una compagnia di persone secolari, colle regole un presso a poco dell'Oratorio del Carovita in Roma, per cui venivano gli aggregati dall'Ave Maria sino ad un'ora di notte in questa nostra chiesa di S. Martino a recitare alcune orazioni, e dopo queste vi si faceva un discorso sul pulpito ed in fine si dava la benedizione colla pisside. Erano molti confessori che venivano ad udire le confessioni, ed il Sig. Cardinale Vescovo aveva accordato la facoltà di assolvere da tutti li casi riservati, quelli che se fossero confessati nel tempo del detto le feste alla sera come si è detto.
29 Aprile 1820
Il giorno 29 di questo mese passò all'altra vita il degnissimo Cardinale Alessandro Mattei cardinale e Vescovo d'Ostia e Velletri, compianto da tutti per le sue rare virtù e specialmente per la sua larghissima elemosina massimale assegnata a tutte le parrocchie… nel mentre che era vi la missione a Velletri ordinata dal medesimo Cardinale Vescovo. Il Sig. Can.co Del Buffalo capo missionario venne in questa chiesa a fare un discorso alla nobiltà. Nella Chiesa di San Martino sull'altare è conservato il Crocifisso che egli usava nelle Missioni al popolo.
EVENTI RISORGIMENTALI E GARIBALDINI
Nel Risorgimento Velletri fu protagonista di un'altra battaglia tra le truppe borboniche e le truppe della repubblica romana comandate da Garibaldi. Nel 1949 Garibaldi affrontò i Borboni. Lascio la parola al nostro libro degli Atti
7 Maggio 1849
Oggi circa le ore 20 si sparse all'improvviso la voce che una colonna di soldati repubblicani militanti sotto il celebre Generale Garibaldi si avvicinava a questa città. Intimoriti i cittadini a tal an- nunzio si diedero precipitosamente alla fuga e non ne rimase che poca gente.
9 Maggio 1849
Circa le ore 21 fece ingresso in questa città Ferdinando II re di Napoli alla testa di una armata di dodicimila uomini; fu ricevuto con gran festa ed allegria di tutti i buoni della città. Ne partì dopo tre giorni prendendo la direzione di Albano per indi portarsi a Roma e dopo espugnato i Repubblicani rimettere in trono il Sommo Pontefice Pio IX. Essendo in gran numero la truppa in tutte le case comode furono alloggiati gli officiali ed in questo Collegio furono d'alloggio 5 e 6 per sera. Una sera poi dovemmo dare alloggio ad una compagnia intera arrivata in Velletri circa la mezza notte. Questa apparteneva al 3° Regim. Cacciatori della Guardia.
G. A. Camenisch Attuario
Questa notte ritornarono le truppe napoletane da Albano per ritirarsi nel loro regno. Eransi fermate in Velletri per riposare e fare il rancio. A mezza mattina arrivò notizia che il celebre Generale Garibaldi si avvicinava a Velletri con numerose truppe repubblicane per la via di Lariano. Spedì il Re di Napoli verso quelle parti alcuni battaglioni, i quali scontratisi coi Repubblicani nella contrada chiamata Colonnella si attaccarono vicendevolmente.
I Napoletani sostenendo il fuoco continuamente indietreggiarono per chiamare il nemico al tiro del cannone. Così accadde. Intanto furono impostati i cannoni sulla spianata dei Cappuccini, nel semi- circolo fuori Porta Romana e dietro il Palazzo Lancellotti. Giunti finalmente i Repubblicani alla così detta Inviolata incominciò il fuoco di granata dalla parte dei Napoletani e più tardi lavorò egregiamente la mitraglia, talchè ne fu fatta una strage di Repubblicani poiché ne morirono più di due e parecchi feriti furono portati a Roma. Il fuoco durò circa dieci ore, e non fu che la notte che pose fine alla battaglia. Di notte in perfetto ordine e silenzio si ritirò quella pari) divisio(ne) che combattè e la mattina raggiunse il grosso dell'esercito a Torre Tre Ponti ove era il Re con lo stato maggiore. Il militare fatto ivi il rancio ed ascoltata la santa Messa, essendo giorno di domenica, dopo mezzo giorno prese la strada di Terracina.
Nel mattino del giorno di domenica essendo la città sgombra dai Napoletani vi entrarono i Repubblicani e diedero il sacco alle comunità religiose, eccettuata la nostra, che ne andò esente ed il monastero del Gesù.
Una gran parte della popolazione si diede alla (fuga) e special- mente il clero tutto (si) allontanò travestito. Per vari giorni restarono chiuse le chiese, né si suonò le campane.
G. A. Camenisch Attuario test(imone) oculare
IL FURTO DELL'ICONA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE: UN EPISODIO DI ISTERIA RELIGIOSA COLLETTIVA, VIOLENZA E DEVOZIONE
4 Aprile 1858
Da mano sacrilega rapita la miracolosa immagine di Maria SS.ma delle Grazie unitamente alla veste di argento e a tutte le altre gioie di cui era adorna, dal capitolo della Cattedrale si cercò di agire in guisa che il popolo non se ne avvedesse. Ma che! Circa le ore 20 la popolazione se ne avvide, non potè rattenersi, volle entrare compostamente nella chiesa, furono suonate le campane a stormo, il popolo accorse gridando, strepitando, bestemmiando, ... di rivoler la Madonna. In tal trambusto la ciurmaglia si scagliò contro i PP. Gesuiti come pretesi rei di tal sacrilegio attentato (con qual fonda- mento è impossibile saperlo) li portarono alla berlina per la città menando loro E facendogli ancora mille e mille affronti; né paghi di ciò entrarono nella casa, apersero per forza le porte derubando la roba (sotto il falso titolo di cercare la Madonna!!!) rompendo le porte, spaccando li scrigni ed i tiratori dei più piccoli tavolini, né si ristettero dal malmenare e strepitare fino a che il veli- terno Vincenzo Vendetta contumace per delitti non comparve sul pulpito (ove indarno aveva tentato di favellare il Vicario Generale e Suffraganeo Monsignor Gesualdo Vitali Vescovo di Agatopoli accorso per calmare il popolo). Costui ivi brandendo un pugnale cominciò a favellare in tal guisa:" Velliterni, la Madonna la tengo io. Io con quest'arma, mostrando il pugnale, la tolsi di mano ai tre ladri i quali cercavano di metterla in una sepoltura del cimitero di S. Giovanni, ove io per salvarmi dalla forza dormiva, restituirò la Madonna se mi otterrete la grazia di essere libero". Il popolo interruppe gridando:! Sì! Sì! Sì! Ma vogliamo adesso la Madonna!" Il Vendetta rispose: "Domani, a mezzogiorno!" E il popolo forsennato da stupido non solo si quietò, ma preso il Vendetta (che aveva saputo abbindolare i tartari (?) veliterni con la tavoletta) lo portò come in trionfo per la città. Allora furono lasciati alcuni Gesuiti che tuttora stavano in balia della ciurmaglia mentre altri salvati da buone persone avevano trovato sicuro asilo.
Nel nostro Collegio furono ricevuti due Padri, il P. Margarucci ed il P. Messir. Così ebbe fine la luttuosa scena la quale s'ebbe termine senza morti. Fu un prodigio di Maria SS.ma che rattenne le furie della più vile feccia proclive al sangue.
Il giorno poi 5 la città stava in aspettativa per riavvere la Madonna, ma temevasi che il Vendetta non mantenesse la parola. Di- versi della terra dell'Ariano (distante da Velletri 5 miglia) vennero in Velletri armati per riavere la Madonna. Costoro dissero al Ven- detta: "Se non ci consegni la Madonna per mezzo giorno, ti diamo fuoco alla casa." Il Vendetta non rispose. Circa però un'ora avanti il mezzo dì i detti Arianesi cominciarono a dire: "Compagni, a prendere le fascine!" Allora la cognata di Vendetta andò in casa di esso per avvisarlo. All'avviso avuto dalla cognata corse il Vendetta da Monsignor Vicario Generale dicendogli: "La madonna sta in mia casa, Venga pure che la consegnerò subito. "A tali parole Monsignore indossò all'istante le prelatizie divise e senza frapporre indugio avviossi alla cattedrale per far dare alla città il segno di letizia e festa perché l'Immagine di Maria SS.ma sarebbe stata ripor- tata alla sua chiesa.
Al segno della cattedrale fecero subito eco tutte le campane della città. La popolazione corse frettolosa al luogo ove stava la Ma- donna. In un istante senza alcuna intesa si ordinò la processione. Fu subito portata la macchina per riporvi l'immagine di Maria SS.ma. I Canonici, il Collegio dei Parroci, il Seminario, le Confraternite accorsero frettolose per riportare processionalmente la Veneratissima Immagine al proprio altare. Ancora moltissimi cittadini anche dei primari accorsero con candele e torcie per accompagnare alla chiesa la tanto venerata Immagine, la quale tra grida di veri devoti e la commozione e contentezza di tutta la città fu di nuovo collocata nella sua propria cappella.
Enrico M.a Gessi Attuario
Nonostante il perdono della folla, il cammino della giustizia fu senza pietà. Per le sue malefatte venne decapitato dal boia pontificio Titta in piazza Cairoli e fu l'ultima esecuzione capitale.
LA VISITA DEL PAPA PIO IX
Altro fatto notevole fu la visita del Papa Paolo IX che inaugurò la ferrovia Roma Velletri.
11 Maggio 1863
Alle 5.1/2 pomeridiane arriva in Velletri alla stazione della ferrovia ricevuto dalle autorità e dalla Magistratura comunale, alla porta della Cattedrale dal Clero secolare e regolare, e ricevuta la benedizione del SS.mo Sacramento ( di cui Pio IX è Vicario terra ) e visitata la miracolosa e venerata di Maria SS.ma delle Grazie, indi a riposare nel Palazzo Municipale magnificamente adornato a tanto ospite, che per due notti vi prendeva riposo e per due sere dopo aver benedetto dalla loggia appositamente innalzata il popolo plaudente e festeggiante il suo re e Pontefice Massimo, potè assistere alla bella luminaria della piazza pomposamente ornata e alla accensione dei fuochi artificiali coi quali la città illuminata plaudiva a tanto onore e onorava l'augusto Ospite. La mattina del giorno 12 partiva il Sovrano pontefice per l'Abazia di Valvisciolo dal medesimo ridonata a vita, e alla sera in mezzo al popolo plaudente faceva ritorno a Velletri alla soprannominata residenza municipale; e da Velletri nuovamente partiva la mattina del giorno 13 per Frosinone, e dopo aver visitate e consolate le varie città della provincia di campagna e toccati i confini del suo Stato fino a Ceprano, il giorno 20 del detto maggio faceva ritorno in Roma per la stessa ferrovia e alla stazione di Velletri dal popolo veliterno in folla accorso di ogni ceto e dal clero fu di nuovo ricevuto festeggiato e acclamato.
In questa circostanza vennero in Velletri il P. Curato di Somasca Zedei ed il P. Gessi Viceparroco di S. Maria in Aquiro.
DOPO IL 1870 CROLLO DELLA CUSPIDE DELLA TORRE DI SANTA MARIA DEL TRIVIO E CELEBRAZIONI GARIBALDINE
Dopo l'annessione dello Stato Pontificio al Regno d'Italia vengono segnalati alcuni fatti per la memoria dei posteri.Grande rilievo pubblico ha il crollo della cuspide della torre di S. Maria in Trivio il 21 dicembre 1874
21 Dicembre 1874
Circa le ore 7.1/2 di notte un terribile temporale si riversò su questa città. Vento furiosissimo, pioggia, grandine diretta, lampi spessi, tuoni fragorosi e fulmini. Uno di questi scoppiò sul campanile di S. Maria in Trivio e fece cadere con orribile fracasso la cuspide; e o la forza dell'elettrico o i materiali caduti al suolo ferirono un certo Casentini che con due figlioletti se ne tornava a casa. Un figlio morì nell'istante, l'altro fu ferito, ed il misero padre dopo pochi giorni cessò all'ospedale anch'egli di vivere. La notte poi cadde grandine e neve in abbondanza.Un certo rilievo ha il ritorno di Garibaldi il 19 maggio 1875 e la sua pretesa vittoria sui borbonici del 19 maggio 1849.
19 Maggio 1875
Oggi col treno delle 10 e 40 ant. arrivò in questa città il Gen. Garibaldi con molto seguito e con gran folla di popolo che era an- dato ad incontrarlo alla stazione. Le autorità civili di Velletri e di altri comuni con i loro concerti e società preceduti da bandiere seguivano la carrozza dell'Eroe, il quale era acclamato e salutato lungo il passaggio dalla popolazione sino al Palazzo Municipale dove prese stanza, e dalla loggia fece un discorso. Indi gran banchetto di gala a spese del Municipio. Dopo il pranzo si portò il Generale fuori di Porta Romana e sulla faccia della barriera si scoprirono due lapidi in memoria di una pretesa vittoria avuta sopra dei Napoletani il 19 maggio 1949. Nella sera poi grande illumina- zione in Piazza del Trivio e per le vie della città. Stamane 20 del corrente ripartì per Porta d'Angiò. In questa occasione Garibaldi ricevette la cittadinanza onoraria di Velletri. Nel 1882 la città proclamerà tre giorni di lutto cittadino alla morte del Generale.
LA 1a GUERRA MONDIALE
Nel secolo scorso anche Velletri visse drammaticamente con un alto numero di caduti la 1.a guerra mondiale. Per fortuna in questo centenario ricerche più accurate (c'è anche un sito internet dei caduti veliterni), mostra quale contributo di sofferenza e di sacrificio hanno dato i giovani di Velletri. Al fronte sognavano anch'essi come il nostro P. Angelo Cerbara il ritorno alla loro terra. C'è una lettera commovente del nostro Padre ove si nomina Velletri:
Spedisce
Don Angelo Cerbara Capp. Militare BD.
17 - 9 - 15
Molto rev.do P. rettore
Finalmente rompo il diuturno silenzio: l'artiglieria nemica sta facendo un fuoco indiavolato, sembra una danza macabra, ma vivace. Speriamo che vada tutto bene. Io, grazie a Dio, godo tale salute, che credo possano invidiarmi tutti. Ho pochi momenti di noia, quasi di tristezza, ma in genere mi conservo causticamente, (l'avverbio è dell'impareggiabile D. Domenico) allegro. Ricevetti una sua illustrata da Velletri. Oh che brutte reminiscenze, quali desideri! Speriamo che il Signore ci consenta il ritorno ai Colli Albani, almeno per poter bearci ancora del canto soave dei canarini veliterni in- stancabili. Ho avuto dei momenti di trepidazione per Masucci. M'era parso di riconoscerlo in una fotografia tra i feriti del Palazzo Margherita. Giulio Salvadori mi ha levato di pena. Hanno notizie dei nostri? P. Provinciale ha ricevuto la nota delle Messe? Qui è meglio non stender lettere. Ne circolano delle belle sulle imbronciature di Mamma Censura che Iddio benedica. Siccome io sono molto lontano dal centro e confinato in punto ove la posta agisce a modo suo non si impressionino se c'è delle grandi lacune da mia parte circa le lettere. Mi ricordi alle preghiere dei Padri, Confratelli , Orfanelli. Mi benedica e mi creda.
Devot.mo in Xto D. ACerbara PS
Dica al p. Di Tucci che ho incontrato il ten. Farina, Segretario credo a Velletri che lo ossequia. Durante la 1a guerra mondiale la casa di Velletri diede anche un grande aiuto ai seminaristi della Congregazione Somasca. Scrive così il P. Generale Giovanni Muzzitelli.
"L'ultimo avvenimento d'importanza del 1917 fu la partenza dei nostri probandi di Milano per Roma. Oltrepassato in alcuni punti con grande difficoltà il Piave, gli Austriaci minacciavano di arrivare al Po per invadere le pianure lombarde. Di qui un grande pericolo per la nostra casa di Probandi in Milano, i quali erano affidati soltanto al laico fr. Scanziani Giu- seppe, perché il Rettore P. Turco era al servizio militare e non si trovava un religioso a cui affidare quei giovani, perché avevamo sotto le armi 44 dei Nostri".
A Velletri era già attivo un piccolo seminario minore e qui furono portati alcuni alunni dei primi anni del ginnasio.
GLI ULTIMI CENTO ANNI: LA SECONDA GUERRA MONDIALE
P. Italo e P. Luigi Laracca
Negli ultimi cento anni fino ai nostri giorni i Padri Somaschi sono rimasti fedeli alla loro missione: sempre zelanti nella cura delle anime, vicini al popolo, soprattutto durante i terribili eventi della seconda guerra mondiale, Tra le rovine di Velletri, il libro che racconta la passione di Velletri dal giugno 1943 fino alla fine del conflitto, è documentatissimo. Velletri ebbe il suo primo bombardamento l'8 settembre 1943 e fino al 2 giugno 1944 si trovò al centro della linea difensiva che i tedeschi avevano preparato per sbarrare la strada agli americani ed inglesi che risalivano da Napoli e che erano sbarcati ad Anzio il 22 gennaio del 1944. Impressionante è il racconto dei continui bombardamenti, delle morti e delle stragi, delle sofferenze della popolazione, della vita dei rifugiati nelle grotte, dello strazio dei feriti, delle fughe e degli abbandoni della città. Credo che tutte le famiglie presenti a Velletri in quel tragico 1944 possano trovare documentate le vicende dei loro cari e delle loro famiglie. E sempre emerge lo zelo instancabile, irriducibile di P. Italo e dei suoi confratelli, e l'amore alla loro Chiesa distrutta, nonostante fossero stati invitati anche loro a porsi in salvo tra i profughi a Roma. P. Italo e P. Luigi Cerbara contravvennero al desiderio del P. Provinciale. P. Italo dichiarò al suo Superiore: "Me ne andrò solo quando l'ultimo veliterno avrà lasciato Velletri". È lo stesso atteggiamento di Girolamo Emiliani che dichiarò ad un amico che voleva ricoverarlo, lui solo, a casa sua: "Con questi miei fratelli voglio vivere e morire".
Ho scoperto nel libro qualcosa della sofferenza della mia stessa infanzia, quando bambino venivo portato a braccia dai genitori o dai parenti negli improvvisati rifugi antiaerei, per essere sottratto ai bombardamenti, a quel terrore che precipitava dall'alto.
Voglio solo tracciare un breve flash su P. Italo, nato a Minturno il 22 luglio 1904 e deceduto a Velletri il 14 febbraio 1997. È stato protagonista con il suo impegno umano, cristiano e sacerdotale di una pagina di storia religiosa e civile di questa città. Un vero pastore sempre pronto a fare del bene, a condurre con la sua parola e testimonianza le anime a Dio. Dal 1935 al 1982, eccetto per uno stacco di due anni (dal 1946 al 1948) resse la parrocchia di San Martino di Velletri. Il Padre Cura' fu un'indiscussa autorità morale per tutti. Accanto a lui come non ricordare il fratello più giovane P. Luigi? Anche lui descritto nel Tra le Rovine di Velletri perché da Roma va a Minturno sottoposta a continui bombardamenti per recuperare la mamma e portarla in salvo presso il fratello Italo a Velletri, che la sistemerà presso le suore. Dal 1948 al 1978 anno della sua morte il P. Luigi sarà viceparroco a San Martino. La sua presenza è ricordata con grande simpatia, per il suo fare semplice, rispettoso, comprensivo soprattutto nelle zone rurali della parrocchia ove dimostrò un'instancabile operosità servendo gli altri, sostenuto da una profonda vita interiore e dall'amore a Cristo Crocifisso.
P. Vincenzo Cerbara
Un altro religioso vicino a P. Italo è stato il P. Vincenzo Cerbara, nato a Gavignano nel 1867, fu ordinato sacerdote nel 1891, operò a Velletri per quasi tutta la sua vita fino alla sua morte avvenuta il 6 aprile 1956. Anche lui operaio solerte ed infaticabile, ilare e gioviale con spirito soprannaturale di adattamento sopportò qui a Velletri le privazioni, i disagi le fatiche dell'ultima guerra, spesso accompagnando al Camposanto i morti trainati su un carrettino, passando sulle macerie della città distrutta, vero imitatore di San Girolamo che compì ripetutamente questa opera di carità e del suo eroico nipote P. Angelo Cerbara, che compi questo servizio da sol- dato nel terribile terremoto di Messina nel 1908 e come cappellano al fronte nel 1915, quando rischiava la vita per dare sepoltura ai suoi soldati caduti.
P. Francesco Cerbara
Un cenno merita anche il fratello P. Francesco Cerbara, nato a Gavignano nel 1880 a morto a Roma nel 1970, che trascorse quasi tutta la sua vita in mezzo ai giovani di Spello e di Foligno. Dal 1951 al 1955 fu Rettore dell'Istituto per orfani di Velletri. Il 19 maggio 1954 festeggiò a San Martino il suo 50° di sacerdozio, attorniato da un folto gruppo di suoi ex-alunni di Spello, di Foligno e di Roma.
P. Roberto Petruzziello
L'ultimo ricordo a meno di un mese dalla sua morte lo riserviamo per il P. Roberto Petruzziello, nato il 1gennaio del 1930 e morto al servizio di questa parrocchia il 25 marzo 2017. Anche lui aveva già lavorato a San Martino con P. Italo e Luigi Laracca, con P. Francesco Cerbara, con P. Stefano Pettoruto. È stato parroco a San Martino dal 1988 al 1996, quando fu trasferito a Belfiore di Foligno ove dovette affrontare i disagi del terremoto che sconvolse l'Umbria, Gli furono inviati aiuti anche da questa parrocchia. Dal 2009 al 2017 è ritornato a Velletri come cappellano dell'Ospedale Colombo e guida spirituale della Comunità che si ritrova in Santa Apollonia e dei confratelli dell'Arciconfraternita della carità orazione e morte. È stato costante ed attivo il suo ministero nelle campagne dove era amato e stimato come i Padri che lo avevano preceduto in questo apostolato. La partecipazione al suo funerale è stata straordinaria e commossa. Non possiamo infine dimenticare, oltre al ministero nelle campagne e dopo l'esperienza dell'orfanotrofio e dell'asilo parrocchiale, l'attività caritativa di oggi: la mensa per i poveri, l'ospitalità notturna a persone senza fissa dimora, il sostegno a famiglie in difficoltà, l'operazione tetto amico, la sincera cooperazione con i servizi sociali. La comunità parrocchiale, padri e laici, cerca di vivere il vangelo immergendosi nella concreta realtà di Velletri.





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