La fondazione
La chiesa cattedrale della Diocesi Suburbicaria di Velletri è la prima di tutto l´ orbe cattolico, dopo quella di S. Giovanni in Laterano cattedrale di Roma, e ciò perché fino al 1914 il suo Vescovo era sempre il Cardinale Decano del Sacro Collegio, la più alta autorità gerarchica dopo la persona del Pontefice. Tanto che se nell´ occasione di consacrazione e incoronazione di un papa, il Vescovado di Velletri fosse vacante per la morte del Cardinale Decano, le veci di questo che ha il diritto d´ incoronare e consacrare il Pontefice verrebbero disbrigate dall´ Arciprete della Cattedrale di S. Clemente, come infatti è avvenuto.
La fondazione
Stabilire con certezza assoluta l´epoca che i nostri padri fondarono la Chiesa madre di Velletri è praticamente impossibile, chi ha scritto prima di noi si è accontentato di dirci che essa poggia su un tempio dedicato a Marte e che nel I secolo d. C ai tempi di Costantino imperatore venne trasformato ed adibito al culto cristiano, cioè il tempo in cui la storia testimonia che la Chiesa veliterna ebbe i suoi primitivi vescovi quanto Adedodato 465 d. C - Bonifacio 487 d. C - Clelio Bonifacio 499 d.C. Questa tesi è meno improbabile un documento, o almeno l’indizio che comprova quanto appena detto Bonaventura Teoli nel suo Teatro Historico di Velletri 1644 e Alessandro Borgia poi nella sua monumentale Istoria della Chiesa e Città di Velletri affermano che mentre si fondava il Palazzo Episcopale venne alla luce un antico marmo corroso dal tempo sul quale si poté leggere a fatica
M.DVRMIS .. SACRIFICI.LAVATIONEMQVE. ...
Questo ritrovamento gli fece pensare che siccome Svetonio attesta che in Velletri nel tempio dedicato a Marte si compivano cruenti sacrifici forti del marmo trovato misero in relazione i due fattori, poi lavorando di fantasia affermarono che il Tempio di Marte era il primo di tutta la nazione Volsca e che dopo l’evangelizzazione di Velletri sul quel tempio si fondò la prima Chiesa della Diocesi dove il Vescovo mise la sua Cattedra tutto sotto l’invocazione del martire Clemente.
Tutto questo scaturisce dal ritrovamento di un sasso! Prendiamo per buono che il marmo ritrovato testimoni l’esistenza in loco di un Tempio ove si celebravano cruenti sacrifici chi ci dice che fosse dedicato a Marte piuttosto che ad Ercole o addirittura al Sommo Giove. Una ipotesi vale l’altra; non merita menzione l’ipotesi che Marte era prima divinità del popolo volsco col riscontro di Clemente primo protettore di Velletri perché essa è il frutto della retorica sicuramente seicentesca.
Clemente Cardinali afferma che S. Clemente non fu mai un tempio pagano ma allora la sua fondazione a che epoca risale?
Nel 1784 venne a Velletri il valente archeologo Abate Luigi Lanzi che su un muro vicino la Cattedrale ebbe a scoprire un peperino molto corroso e mutilato sul quale a fatica poté leggere queste tronche parole
.... s.m.e.....
....i.Dam.....
...q.ad.basil.
Lanzi dedusse subito che quelle lettere si riferissero ai resti di un’antica Basilica Veliterna, l’abate archeologo basò le sue deduzioni sul frammento della parola basili, come pure dalla grandezza dei peperini e dalla forma delle lettere scolpite in uno di essi, ne dedusse anche l’epoca rapportandola al VI secolo con un giudizio molto azzardato, poiché sappiamo che Roma stessa non ebbe Basilia prima del 566 e fu la Porcia costruita da Catone.
Tersenghi nel suo Velletri e le sue Contrade del 1910 afferma che il frammento in questione era capovolto per farlo sembrare più antico quando venne intonacato il muro che fa angolo tra Via Metabo e precisamente a sinistra di chi guarda la chiesa e rispettivamente alla destra andando verso la stazione ferroviaria.
- L’abate Lanzi -
Torniamo alla partenza della nostra narrazione cioè sulla fondazione di S. Clemente e discutiamo un poco sulla scoperta del Lanzi, ma sopra tutto com’era una Basilica ai tempi romani? Si trattava di un vasto edificio dalle grandi proporzioni, dove si amministrava la giustizia e si trattavano i pubblici affari vi si raccoglievano i mercanti per esercitarvi il commercio. Erano a tre navate divise da due file di colonne.
La navata centrale terminava con fondo curvilineo, mentre le laterali erano coperte da due gallerie o corridoi che mediante un secondo ordine di colonne sostenevano il soffitto. In fondo alla navata si erigeva la tribuna dove c’era la sedia curule con gli scranni per i giudici. Tutta la superficie era alzata dal piano della Basilica da alcuni gradini in segno di superiorità dell’organo giudiziario. L’etimologia della parola Basilica viene dal greco basilicí che significa casa reale perché un tempo questi edifici venivano realizzati nei palazzi reali. Teoli nel Teatro Historico ipotizza che il Tempio di Marte scambiato per la Basilica era vicino alla Regia di Metabo nella contrada Matano luogo dove si sacrificavano le vittime.
I raffronti architettonici e di ubicazione della moderna S. Clemente corrispondono perfettamente alla struttura originale della basilica, tre navate formate da due file di colonne, tribuna semicircolare presenza in Chiesa di molte epigrafi romane tutto questo non va che a vantaggio della nostra tesi. Ora resta di stabilire quando la Basilica divenne cristiana, Alessandro Borgia dice nel IV secolo d.C. ai tempi di Costantino. Ma sarà vero?
Quello che dice l’Arcivescovo di Fermo è fuori alcun dubbio logico però è supponibile che sia venuto in epoca posteriore all’Imperatore perché il paganesimo non scomparve di botto subito dopo l’Editto di Milano del 513 d.C. Quindi è discutibile la datazione del grande veliterno perché ci può dirci se nel IV secolo d.C. la Basilica non fosse fatiscente e abbandonata.


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