IL PALAZZO DI CITTA' ( storia del Palazzo Comunale)
I Magnifici Signori Priori il 12 ottobre 1572 proposero al Consiglio Maggiore della nostra inclita città la costruzione di un nuovo Palazzo Priorale davanti a quello del Sig. Luogotenente, la proposta passò con quaranta voti favorevoli e due contrari. Il Cardinale Vescovo e Governatore di Velletri Giovanni Morone fece venire a Velletri nel mese di Novembre dello stesso anno il Vignola per incaricarlo della progettazione della nuova residenza. Un antico documento dice : “ut designet locum palatii et ferunt sibi solusti seula decem sine expressimus” Ma il Vignola potè lavorarvi solo due anni perché morì nel 1574. La direzione dei lavori passò dunque a Giacomo Della Porta, ideando l’edificio come lo si vedeva prima della guerra. Lunga fu la fabbrica dell’imponente edificio, i lavori iniziarono il 25 Gennaio 1575 per terminare il 26 Luglio 1711. I vari architetti che nel corso degli anni venivano nominati dal Cardinale prima e dalla Congregazione del Buon Governo poi alla direzione della fabbrica risiedevano a Roma e se si considera quando fosse malagevole la strada che conduceva a Velletri attraverso il bosco della Fajola covo di briganti e fuorilegge possiamo affermare che questi uomini d’arte venivano malvolentieri in città.
La fabbrica rimase in mano a maldestri capi d’arte e già trent’anni dopo l’inizio dei lavori minacciava rovina, L’edificio fu eretto in sostituzione dell’antico palazzo priorale che sorgeva nella stessa località e molto probabilmente proprio nel mezzo della superficie occupata dalla fabbrica attuale. La dispozione in pianta degli ambienti fu da principio la stessa che appare oggi lo testimoniano le scritture d’archivio. L’architetto Carlo Fontana curò il completamento dell’ edificio con il prospetto nord proseguendo il progetto Della Porta con le arcate che furono chiuse ai primi allarmi sulla stabilità dell’edificio. Carlo Fontana progettò anche la scalinata del prospetto sud, in base allo stesso progetto si doveva aprire una loggia ma che venne realizzata in seguito ma subito richiusa per gravi problemi strutturali. La superficie occupata oggi dall’ Urp e dallo Stato Civile un tempo era il passaggio interno delle vetture. I lavori iniziarono il 25 Gennaio 1575 e dovettero procedere a rilento fino al 1591 quando vennero sospesi per essere ripresi solo nel 1598. La morte di Giacomo Della Porta fece sospendere di nuovo i lavori per due anni solo nel 1607 furono ripresi sotto la direzione dell’architetto Paolo Magi.
L’architetto fin dalle sue prime perizie lamenta i problemi strutturali accennati in precedenza,i priori e la congregazione del buon governo incaricarono il Fontana per i provvedimeti del caso. Nel 1720 possiamo mettere il termine ai lavori sotto la direzione dell’architetto Filippo Barigioni Augusto Tersenghi nel suo Velletri e le sue contrade ci guida ad una visita dell’edificio nei piani yterreni si trovano il Monte di Pietà Ginnnasi - Gregni e i magazzini sul prospetto nord la biblioteca e l’archivio storico di fronte c’era il Museo Cittadino. Il piano nobile era magnifico principesco vi erano un gran numero di sale adorne di quadri affreschi e mobili di alto valore. L’aula consiliare mostrava un ciclo di affreschi opera degli Zuccari sulla vita dell’Imperatore Augusto, mentre nella parte bassa vi erano gli stemmi delle famiglie gentilizie opera del Piazza, splendida la sala delle lapidi dove erano incorniciate le memorie che ricordano fatti e cittadini veliterni. La sala tersicore si presentava con la sua bella volta dipinta da Vincenzo Vita ed era arredata da mobili in stile Luigi XIV, nella Cappella attigua vi era un affresco con i Santi protettori. Al secondo piano dell’edificio vi era il gabbinetto del Sindaco e la sala giunta aveva la volta affrescata dagli Zuccari. Sulla specola belvedere c’erano le campane civiche di cui una è la famosa campana di Marino. Di tutto questo purtroppo non resta più nulla, i cruenti bombardamenti subiti da Velletri dall’8 Settembre 1943 al 2 Giugno 1944 ridussero il complesso architettonico ad un cumulo informe di macerie. Solo grazie all’interessamento del sottosegretario ai Lavori Pubblici On.le Ludovico Camangi si potè dare il via alla grandiosa opera di ricostruzione che vide il suo inizio nel 1952 con la posa della prima pietra per terminare nel 1956 con la cerimonia inaugurale. Sindaco era Francesco Velletri che iniziò il suo mandato nella sede provvisoria di Palazzo Romani e riavviò le attività nel nuovo comune convocandoci il primo consiglio comunale il 10 Aprile 1956.
Sfarzosi interni secoli di libertà e splendore
La storia del Palazzo Comunale di Velletri è talmente complessa che meriterebbe uno studio completo e dettagliato. In questa sede seguendo la traccia di Augusto Tersenghi descriveremo gl interni e le singolari testimonianze storiche raccolte in secoli di libertà e splendore. Il Tersenghi in Velletri e le sue contrade (1910) ci invita ad entrare dal portale del lato Nord qui si accedeva alla bibiblioteca comunale e al Museo Civico fondato dall’ Ing. Oreste Nardini R.Ispettore ai Monumenti e Scavi. Magnifico era il piano nobile per la vastità degli ambienti e per il prezioso arredo delle sale. Seguendo il Tersenghi compiamo una visita all’interno di questo appartamento che è stato per secoli il vanto della nostra città. Entrando da una sala minore si vedono delle marine riconducibili al pennello di Ermeneglido Costantini, l’aula consiliare faceva restare incantati per il ciclo degli affreschi rappresentanti la vita di Augusto opera dei fratelli Zuccari. Nel 1775 il ciclo venne ritoccato da Giacomo Marini e Claudio Valloni. Nel 1905 durante il grande intervento di restauro diretto da Giulio Magni, sugli affreschi intervenne anche il maestro Aurelio Mariani. Nella parte inferiore dell’aula il decoratore Pietro Piazza realizzò gli stemmi delle famiglie consolari circa duecento che si possono vedere raccolti nel prezioso codice “Tessere Gentilizie delle famiglie nobili dell’Inclita Città di Velletri” del conventuale Padre Antonio Maria Barberi. Aurelio Mariani restaurando la decorazione ripristinò una bellissima fascia a fiorami, ai lati dell’aula i banchi della giunta interamente ridisegnati dall’architetto Giulio Magni, di antico restava solo lo splendido baldacchino di damasco con sculture dorate in legno. Il soffitto era a cassettoni con lo stemma del comune intagliato a mano. La sala delle lapidi era un’ altro ambiente che si presentava al Tersenghi con una solennità degna del passato della nostra terra in essa erano conservate le testimonianze marmoree dei personaggi e degli eventi della nostra città. Tra cui gli elogi di Bonaventura Teoli e Alessandro Borgia, del Cardinale Stefano Borgia, il ricordo dell’Accademia Volsca, importate l’epigrafe che ricordava l’acquedotto Fontana.
Nella sala rossa i ritratti di Ruggero Giovannelli e Virginia Vezzi, la sala Tersicore magnificamente arredata e decorata da Vincenzo Vita, vicino la Cappella con un affresco dei Santi Protettori nel 1775 da Carlo Valloni.


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