Furti e tentativi di furto al Santuario

1855: Il Furto delle Lampade

Nella notte del 14 Luglio 1855 da alcuni ladri vennero rubate quattro delle lampade d’argento che pendevano nella cappella, dalle nicchie vennero anche trafugati i doni votivi dei fedeli, oro, pietre, perle e argento. Dopo aver in principio accusato i gesuiti venne scoperto che il ladro era un certo brigante di Albano Francesco Scialiante. 

La popolazione persa la speranza di ritrovare le lampade le rifecero. Il Capitolo offrì duecento scudi, mentre Ferdinando II Re delle di Napoli ne inviò trecento. Chiusa la raccolta con le offerte del popolo e del Cardinale Antonelli venne incaricato l’argentiere romano Francesco Borgognoni che dopo aver restaurato quelle vecchie fuse quelle nuove la più grande delle quali venne donata dai fratelli Camillo e Filippo Corsetti. Su disegno di Girolamo Romani il fabbro Paolo Mancini fece il cancello che venne dorato da Vincenzo Vita. Il Cardinale Macchi donò in riparazione del furto la sua croce pettorale.

 La Madonna oggetto di una tentata estorsione

Nella notte tra il 1 e il 2 Aprile del 1858, la Sacra Immagine della Madonna delle Grazie, insieme alla sua pettina e all’intero tesoro venne trafugata da Cencio Vendetta, fuorilegge veliterno che l’anno prima aveva ferito a morte vicino la Chiesa del SS.mo Salvatore il maresciallo dei Gendarmi Antonio Generali. Il furto era a scopo come diremmo oggi di estorsione, perché il bandito con un biglietto recapitato la stessa notte tramite il suo sagrestano all’Arciprete Pier Luigi Ronci chiedeva un incontro con il delegato apostolico Mons. Luigi Giordani per trattare la restituzione. Il delegato dopo un primo momento di resistenza portato a miti consigli dall’Arciprete Ronci e dal Canonico Bianchi firmò un salvacondotto al Vendetta. I due alla presenza dei citati prelati si incontrarono all’interno di quello che conosciamo come il Palazzo dei Conservatori. Le richieste di Cencio, furono la grazia per se, per il fratello Antonio e una pensione di 10 scudi al mese. Mons. Giordani disse che sarebbe dovuto andare dal Papa a chiedere la concessione di quanto richiesto. Nel frattempo la popolazione non vedendo “scoperta” la Madonna il giorno di Pasqua insorse contro i Gesuiti che all’epoca insegnavano nelle scuole cittadine accusandoli del furto. Uno di loro Padre Giuseppe Missir rischiò di essere ucciso. A calmarli fu proprio Vendetta che ammise di avere lui la Madonna e che l’avrebbe restituita solo con la grazia di Pio IX. La situazione gli sfuggì di mano e impaurito dalla reazione della popolazione la riconsegnò al Vescovo ausiliare Mons. Gesualdo Vitali. Da Casa Vendetta a Porta Romana ci fu una processione per riportare la Sacra Immagine a San Clemente, l’indomani Vendetta venne arrestato, processato e condannato a morte. Venne giustiziato mediante decapitazione da Mastro Titta in Piazza Cairoli la mattina del 28 Ottobre 1859. 

 1935: Tentato furto in Cattedrale

Il 26 Novembre del 1935, i giornali dell’epoca ci danno notizia di un tentato furto al Santuario della Madonna delle Grazie, ignoti dopo essersi fatti chiudere all’interno della cattedrale, nello spazio dell’organo, scesi in chiesa hanno tentato di infrangere il vetro dell’altare della Madonna, convinti di essere arrivati al tesoro. Invece si sono trovati davanti ad una lastra di acciaio. Allora dopo aver scassinato le cassette delle limosine si sono dati alla fuga.

 1962: Tentativo di furto in cattedrale

Mentre era parroco della Cattedrale Mons. Eteocle Trocchi e vice parroco Don Eugenio Gabrielli, ignoti penetrati notte tempo dalle finestre del coro d’inverno, dopo aver allargato con un crik le grate delle inferiate si sono diretti al Santuario dopo aver fatto man bassa degli oggetti del Museo Capitolare allestito nei locali citati. Arrivati all’altare della Madonna, infranto il vetro con le schegge del quale si sono feriti, e trovata la nota lastra di acciaio si sono dati alla fuga dopo aver rimesso lungo la navata della chiesa.

1983: Furto al Museo Capitolare

Eccoci arrivati a parlare di una data che dolorosamente segnò la storia che vi stiamo raccontando. Notte tempo ignoti penetrati da una finestra che da nel giardino dietro l’abside della Cattedrale all’interno di quello che allora era il Museo Capitolare allestito nei locali delle nuove “canoniche”, trafugarono importantissimi oggetti liturgici appartenuti ai Cardinali Vescovi che si sono succeduti negli anni al “governo” della Diocesi e ad altri prelati nativi di Velletri.

Donazioni o lasciti testamentari che costituivano quello che era conosciuto come “il tesoro della Cattedrale”. In poche ore presero la stauroteca conosciuta come la “Croce Veliterna”, i reliquiari argentei di San Ponziano e Sant’ Eleuterio compatroni di Velletri, i due importanti ostensori donati al Santuario della Madonna delle Grazie dal Re Ferdinando II delle Due Sicilie e dal Beato Pio IX.

1985: Trafugato l’oro della Madonna

Nella notte tra il 1 e il 2 Giugno 1985 scrive il canonico Fernando De Mei nel suo “La Madonna delle Grazie di Velletri” storia e culto venne rubato l’oro della Madonna che stava depositato in una cassetta di sicurezza nel “caveau” della Banca “Pio X” in Via del Comune. Si trattava di numerosi oggetti preziosi, come anelli, catenine, bracciali ed altri simili che i devoti avevano offerto alla Madonna delle Grazie come segno di devozione, di riconoscenza ed ammirazione. 

Ognuno rappresentava una privazione d’una cosa cara, fatta per amore di Lei, che sempre si mostra madre buona di tutti, largendo l’abbondanza delle sue grazie che implora dal suo Divin Figlio.

Proprio quest’abbondanza di grazie di Maria Santissima questi oggetti testimoniavano, quando nel dì della sua festa, tra le luci brillavano, prendendo presso la sua immagine. La quantità di quest’oro si aggirava tra i 20 e i 30 chilogrammi raccolto al momento del furto, partendo dal periodo napoleonico, allorché  il Santuario fu letteralmente svuotato d’ogni oggetto di valore, non escluse le corone donate suo tempo dal capitolo vaticano, fu allora risparmiata, ed è il caso di dire per miracolo, la sola veste d’argento, che ancora oggi si ammira.

La risposta al sacrilego gesto da parte della popolazione veliterna fu immediata in breve tempo la Madonna ebbe nuove donazioni alcune anche importanti come la croce ricevuta nel 1997 dalla clinica a lei intitolata per il 25 della fondazione, quella ricevuta nel  2000 dalle suore del monastero di clausura e per ultima quella appartenuta a Mons. Giuseppe Marafini donata dai nipoti Giovanna e Giuseppe Marafini nel 2013.

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