1685 viene realizzata la pettina
Nel 1685 per coprire i danni causati al dipinto dall’uso di addobbarlo con drappi e per coprire i continui e necessari ritocchi con la pietà del popolo venne realizzata la veste d’argento che attualmente ancora la copre. Essa è lavorata a sbalzo e riproduce fedelmente la tavola sottostante. Si compone di tre parti smontabili: la prima è il fondo dove è contenuta la raggiera, poi il sembiante della Madonna che a sua volta si compone in due parti precisamente all’altezza delle ginocchia e il braccio del Bambinello unica parte dell’opera realizzata a fusione. Ai piedi lo stemma della città di Velletri. Nel 1994, il maestro Mario Cipriani ebbe la commissione di eseguire un attento intervento di restauro della pettina, fu la prima occasione per studiarla da vicino e capirne nei dettagli la composizione, è composta da tre parti tutte montate su un supporto ligneo.
La prima è identificabile nella lastra di base con la raggiera che contorna i volti della madonna e del bambino, la seconda si ferma alle ginocchia della vergine e la terza sono i piedi con il bellissimo panneggio finemente sbalzato. Parte a se il cartiglio con lo stemma della città, realizzato nel XIX secolo. Sulla pettina sono fissati alcuni degli ex voto più importanti donati alla Madonna negli anni dai pontefici che sono venuti a venerala e dai nostri vescovi. Da sempre a Velletri c’è la tradizione di offrire alla Madonna oggetti preziosi per implorare la grazia o semplicemente per ringraziamento.
Nel 1985 un colossale furto presso l’agenzia 1 dell’odierna Banca Popolare del Lazio in via del comune vide prendere il volo circa 50 kg d’oro tutto quello raccolto dalla dominazione francese a quella data. Ma la popolazione già dalla processione seguente aveva donato alla sua patrona oggetti da porter vestirla degnamente. Oggi pur non essendoci oggetti di pregio tranne le croci pettorali abbiamo un consistente valore artistico perché alcuni oggetti pur moderni sono di pregevole fattura. Fin dall’ antichità si trova traccia dell’uso di incoronare Re e Regine, Imperatori o Imperatrici e poi Sommi Pontefici per indicare il potere di sovrani di cui erano investiti. Anche nella consacrazione delle vergini fatta dalla chiesa, veniva posta sul loro capo una corona, come è ancora consuetudine in molti ordini e congregazioni femminili.
La chiesa ortodossa, comporta nel rito nuziale l’incoronazione degli sposi perché in loro ravvede la figura di cristo e la chiesa. C’era anche l’uso di porre sulla santa croce e sull’effige dei santi una corona come simbolo di vittoria, poi in tempi più recenti si cominciò a incoronare immagini sacre e ad offrire in segno di riconoscenza oggetti preziosi e da qui che si può tranquillamente far risalire l’origine dell’uso di incornare le immagini della madonna. I motivi sono molti che indussero a iniziare questa pratica Perché regina più di ogni altra regina, figlia madre e sposa di Dio, perché Regina dei Santi tanto per citarne alcuni. Nel duecento troviamo le prime raffigurazioni artistiche della Madonna incoronata consuetudine che divenne presto un rito ben stabilito. In occidente compare questa pratica nel XVII secolo, numerose immagini ricevettero dai pontefici in dono corone auree, ma il vero apostolo mi si passi il termine di questa pratica Padre Gerolamo Paolucci un cappuccino che dove predicava stimolava il popolo a raccogliere oro e argento necessario per coronare le immagini della madonna e del bambino in segno di dedizione e riconoscimento.
Fino a quando il conte Alessandro Sforza donò al capitolo vaticano l’oro per coronare la Madonna della Febbre in Vaticano e poi morendo ha lasciato allo stesso Capitolo una rendita con la quale fare delle corone d’oro purissimo per le immagini della Madonna dentro e fuori Roma. Crescendo la devozione alla Vergine delle Grazie il Capitolo veliterno fece richiesta a quello vaticano affinché si degnasse di incoronare la Sacra Immagine. Il 9 Luglio 1681 giunse la notizia che i Canonici di S. Pietro avevano concesso alla nostra Madonna tale onore. La cerimonia avvenne durante la festa del 1682. D. Giulio Ricci delegato del Capitolo Vaticano con atto notarile consegnò all’Arciprete e ai Canonici veliterni le due corone e il Capitolo si impegnò solennemente a mantenerle in eterno.
Nel 1809 però i soldati della Repubblica Francese le trafugarono e d’allora in testa alla Madonna e al piccolo Gesù ci sono due frammenti di modanatura in metallo dorato.
Per iniziativa dell’arciprete Mons. Lopes e grazie alla collaborazione di alcuni veliterni, con l’opera del Maestro Mario Cipriani di Velletri nel 2004 la Sacra Immagine è stata incoronata con due bellissimi diademi aurei con i santi patroni della città e teste di cherubini, i due manufatti sono stati benedetti dal Vescovo Andrea Maria Erba Altro aspetto devozionale legato alla Madonna delle Grazie di Velletri, sono i voti per ottenere la grazia o per ringraziare di averla ottenuta. Ci sono voti personali e voti comunitari cioè dell’intera città alla Vergine Maria.
Il primo venne sancito nel 1483, quello fu un anno drammatico nella storia cittadina per una violenta epidemia di peste che decimò la popolazione. Il cardinale Giuliano Della Rovere (poi Giulio II) aveva appena preso possesso della diocesi quando si trovò a fronteggiare la malattia e per chiederne la fine fece un voto alla Vergine Immacolata quello di erigerle una grande cappella all’interno della Chiesa di S. Clemente. Il contagio cessò e venne eretta la cappella dell’Immacolata con la bella tavola della Madonna con Bambino di Antoniazzo Romano. Il secondo invece più recente venne sancito dopo il violento terremoto del 26 Agosto 1806, quello di digiunare in perpetuo la vigilia della festa del patrocinio. In ringraziamento alla Madonna per far fatto uscire indenne la città dal terremoto. Poi ci sono una lunga serie di voti per così dire personali sono quelli stretti da quelle persone che nella processione dei ceri camminano scalze. Esiste una tradizione dimenticata che vedeva chi andava scalza togliersi le scarpe nella chiesa cattedrale accendere la candela e andare in processione solo al rientro della Madonna a S. Clemente potevano rimetterle. Altra dimostrazione di voto alla madonna sono le continue donazioni in oro che pendono dalla veste d’argento ogni anno in occasione della processione dei ceri e nei giorni della festa della Madonna. Si tratta di un argomento delicato perché troppe volte è stato messo in discussione a causa dell’evolversi dei tempi e il mutare delle coscienze.
Per i veliterni la Madonna delle Grazie è qualcosa di intimo particolarmente caro e il privarsi di un oggetto prezioso per renderle onore in ringraziamento del beneficio ricevuto o per chiederle la grazia è un sentimento importante, un amore ereditato dai padri che deve essere consegnato intatto ai figli con quel patrimonio di pietà popolare frutto dei secoli. Questo sentimento non cambierà nei secoli perché grande è la devozione, guardare la rizza significa ammirare la storia “intima” di un popolo che in ogni uno di quegli oggetto ha riposto la speranza di sorridere di nuovo oppure la gioia di essere stato esaudito. Naturalmente nel corso degli anni si è raccolto un cospicuo quantitativo d’oro che ha fatto gola a numerosi malintenzionati.
Nel 1809 gli eserciti francesi che oltre il tesoro presero le corone come abbiamo già detto con cui fu incoronata la Madre delle Grazie nel 1682. Poi Cencio Vendetta nel 1858 che restituì tutto. Durante la seconda guerra mondiale, fu Mons. Ettore Moresi Canonico Parroco della Cattedrale a salvarlo dai tedeschi nascondendolo prima sul cornicione interno della cupola di S. Geraldo e poi sul baldacchino dell’altare maggiore dentro il tabernacolo cosmatesco, fino a quando Mons. Giovanni Patrizio Carroll Abbing non lo ha trasferito a Roma in salvo. Dopo la guerra il tesoro è rientrato nel 1947 perché la cattedrale non era ancora sicura con Mons. Moresi che si prese le accuse dei veliterni di averlo venduto a chissà quali compratori. Dopo un tentativo di furto nel 1964 il tesoro venne portato presso la Banca Pio X di Via del Comune, dove nel 1985 fu trafugato interamente. Il Vescovo Martino Gomiero parlò di un gesto che offendeva l’intera popolazione nei suoi sentimenti religiosi e civili. Ma l’amore per la Madonna delle Grazie fu tale che nel 1986 la celeste signora di Velletri andò in processione con nuovi ex voto di pregevole valore artistico come il grande grappolo d’uva opera di Mario Cipriani che il consiglio della Banca Pio X (oggi popolare del Lazio) volle donare al santuario in riparazione del furto.


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