IL MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO " ORESTE NARDINI" nella storia

 La prima menzione di un progetto relativo all’istituzione di un museo civico a Velletri, la si trova in una lettera scritta al Sindaco della città in data 3 Luglio 1877 alla Sottoprefettura di Velletri con la quale lettera si comunicava che il Consiglio Comunale aveva deliberato di autorizzare la giunta ad esaminare tutti gli oggetti d’arte esistenti nelle soppresse chiese claustrali del circondario per vedere quali d’essi fossero da richiedere per essere esposti in un futuro museo civico che era nelle intenzioni si realizzasse. 

Evidentemente la stessa sottoprefettura aveva girato la comunicazione al Ministero della Pubblica Istruzione che tramite la stessa comunicava con lettera datata 11 marzo 1879 che importava “condurre a termine questa pratica perché il Demanio fa istanza con ragione per avere la nota degli oggetti claustrali da cedere al comune dovendo essere posti in vendita gli altri”. Il sindaco veniva quindi invitato a “darsi tutte le possibili premure affinché sia presentata la nota degli oggetti che il Municipio desidera avere per il suo Museo Civico se pure rimane fermo nell’intendimento di formarlo”. In data 25 aprile 1879 il Sindaco rispondeva comunicando che la Giunta “grata delle premure (…) spiegate per la cessione al Municipio delle opere d’arte già claustrali e non volendo rinunciare all’impianto di un museo in Velletri ebbe in idea di proporre al Consiglio che venisse autorizzata la spesa di spedire persona tecnica nei paesi del circondario per visitare le chiese chiuse al culto e riconoscere gli oggetti dei quali possa farsene richiesta”. Quindi in una delle successive sedute consiliari si sarebbe comunicata la proposta, e nel caso fosse stata favorevolmente accolta si sarebbe incaricata subito persona all’uopo adatta.

Ma dopo questa notizia la voce della città tace, in proposito, ancora per qualche anno. L’idea di un museo riappare qualche anno dopo quando il R Ispettore dei Monumenti P. Di Tucci il 4 Settembre 1882 scrive al Sindaco di Velletri per comunicargli che “tra le molte iscrizioni antiche che esistono in Velletri e che riguardano la nostra città, avvenne che alcune così importanti che è necessario provvedere alla loro conservazione. A qual fine sarebbe assai conveniente che tutte fossero raccolte in un luogo di pubblica spettanza ove anche fosse anche facile il consultarle agli studiosi delle antiche istorie. Mentre pertanto vado ad intraprendere le opportune pratiche coi privati possessori di esse onde ottenere il consenso per accentrarle in un pubblico ritrovo, mi rivolgo alla S.V. Ill.ma perché discutendosi nella sezione ordinaria testé iniziata dal Municipale consiglio il bilancio, voglia operare questo accentramento. In pari tempo la prego a voler destinare un locale pubblico, ove possano essere convenientemente e sicuramente collocate. La utilità della richiesta il decoro che ne risulterebbe alla patria nostra, mi dispensano dal raccomandare al noto patriottismo della S.V. il patrimonio di essa”.  La richiesta del Di Tucci non cadde nel vuoto se il 2 Dicembre dello stesso anno il Sindaco gli rispondeva che “la giunta municipale presa conoscenza della proposta ebbe ad elogiare moltissimo (…) l’idea che la S.V. (…) si prende sempre per il maggior decoro e lustro della nostra città”.

Riguardo al progetto di riunire le epigrafi e alla richiesta dei necessari fondi la giunta avrebbe prima dovuto conoscere il numero delle epigrafi stesse e all’uopo si rivolgeva allo stesso Di Tucci affinché questi ne preparasse un elenco.

Non siamo in grado di sapere quale sorte ebbe successivamente questa iniziativa del Di Tucci, ma importa qui rilevare nel 1885 il problema o era ancora aperto o solamente in parte risolto. Questo perché esistono a Velletri numerose epigrafi, per provvedere alle quali sarebbe necessario che venissero raccolte nel palazzo comunale e precisamente nella Sala delle Lapidi. Il Pietromarchi veniva pertanto  pregato di voler darsi d’attorno per fare una nota di dette iscrizioni e quindi spedirla con qualche sollecitudine al fine di ottenere che il consiglio comunale nella “formazione del bilancio preventivo dell’esercizio 1886” approvasse il fondo necessario per effettuare il trasporto e la sistemazione di dette epicagrafi. Una prima traccia del materiale archeologico in possesso del Comune di Velletri la si trova in una relazione sullo stato degli archivi del 25 Ottobre 1884 si legge: “ entrati nelle tre camere che precedono quella che contiene gli scaffali e gli armadi dell’archivio vennero trovate ingombre di oggetti antichi statue cioè frammenti di esse, fregi ornati in marmo, frammenti di stucco, in avorio,  e rottami pure di anfore, di vasi etruschi e latini, alcuni pregevolissimi per disegno, pittura e finezza di ceramica, dissotterati lungo la sponda sinistra del fosso “Metabo” l’anno 1881. I quali oggetti e le quali cose furono subito classificati e ordinati alla meglio per essere quindi stabilmente riposti in un luogo adatto a si fatti stimati avanzi dell’antichità e da provvedersi dal municipio.La stanza dove esiste l’archivio si trovò parimenti ingombra di oggetti quasi somiglianti ai primi con una vera di macerie di calcinacci, sassi, pile anfore, docce, vettine, spezzate miste a frammenti di marmo e mosaico di poco o nessun rilievo che si tolga l’epoca che è la romana. 

Verso la fine del decennio, il progetto del museo è ormai cosa fatta, anche se materialmente non siamo ancora in possesso di un atto amministrativo ben definito e strutturato, ma questo è oramai un fatto puramente organizzativo. Quello che conta è che l’istituzione è ormai un punto di riferimento e di interesse , infatti in questi anni troviamo la prima offerta di vendita di un privato al Comune di un oggetto archeologico.

Infatti un tale V. Lucarelli in data 28 Febbraio 1887 dichiara la propria disponibilità a vedere al comune una moneta antica “con la figura di Giano bifronte e riguardante Velletri”  “essendo l’eponente privo di ogni sostentamento stante la sua cognita povertà” 

E’ necessario fermarsi un poco a riflettere su questa lettera e sopratutto sulla “ cognità povertà” invocata o inventata in essa. Perchè è la prima volta che un cittadino si rivolge al proprio comune per offrire un oggetto di cui intende disfarsi per necessità, lucro e non lo offre a mercanti d’arte o cercatori di reperti che all’epoca popolavano le nostre zone e quelle lungo il tracciato dell’Appia Antica. 

D’ora in poi assistiamo ad una compravendita di oggetti archeologici per il Museo Civico che dopo il 1890 diventa una realtà viva e concreta con il suo passaggio sotto la direzione di Oreste Nardini succeduto a Pacifico Di Tucci nel delicato incarico di Ispettore Onorario ai Monumenti e Scavi, si trasforma in un organigramma in continua crescita tanto da costituire un drenante per i ritrovamenti effettuati sul territorio.

Da una lettera del 6 Aprile 1890 del Ministero della Pubblica Istruzione come anche dalle cronache cittadine del tempo, si può leggere l’avvio operativo del progetto del Museo Civico che ormai attendeva da tempo. “Al Signor Direttore del Museo Nazionale Romano. Roma.  Il solerte ispettore onorario dei Monumenti e degli Scavi in Velletri Ing. Oreste Nardini, fin dal 1900 caldeggiò la istituzione di una modesta raccolta antiquaria veliterna, formata da epigrafi, da statue, da avanzi architettonici e da altri oggetti che si trovano sparsi nell’abitato e nel territorio di Velletri. Quel municipio con nobile intendimento appoggiò la proposta del Nardini ma non poté allora concedere alcun locale ove collocare la raccolta a cagione dei restauri che si stavano eseguendo al palazzo comunale. Ora i restauri sono pressoché ultimati e quell’amministrazione municipale ha messo a disposizione dell’Ing. Nardini adatti locali al pianoterreno del palazzo suddetto così che ora è il tempo di provvedere alla sistemazione di quella piccola raccolta. L’ing. Nardini chiede l’invio sul posto di un funzionario, il quale possa dare precise norme per il migliore ordinamento degli oggetti e specialmente delle epigrafi. Intanto ho disposto che sia conceduto al Municipio di Velletri un sussidio di L ____ (la lettera non riporta la somma concessa e lo spazio dopo L è lasciato in bianco) per venirgli in aiuto nella sistemazione di quel materiale antiquario. 

27 Marzo 1893: Acquisto di un bassorilievo rinvenuto alle mole 

31 Luglio 1898: Rinvenimento di tegole, mattoncini, fistula plumbea a Lariano, selva comunale, Colle della Fragola

12 Settembre 1902: Il Nardini comunica che sono stati donati per il museo, da un cittadino, “avanzi di sculture antiche e di lapidi” che verranno depositati presso il Municipio. Inoltre il Nardini informa che il sig. A. Giorgi sarebbe disposto a vendere per il Museo, per 20 o 25 Lire i seguenti oggetti:

    1) Frammento di trapezoforo

    2) Un bassorilievo di terracotta rappresentante un ippogrifo

    3) Un mascheroncino in terracotta

    4) Tre frammenti di antefissa

    5) Un bollo laterizio

    6) Un’ arma di selce

    7) Un anello di bronzo “forse d’epoca volsca”.

Il Nardini favorevole all’acquisto chiede al Sindaco che venga rilasciato il mandato qualora venga espresso un parere favorevole. L’acquisto avviene in data 12 Settembre dello stesso anno.

22 Maggio 1903: Lavorando i muratori in una grotta della casa sita in Via Paolina al numero civico 104 per rinforzare la volta, si accorsero che sulla parete di sinistra appariva “a fil di muro il fianco di una cassa in peperino di cui si scorgeva anche il coperchio sporgente” Tra i materiali rinvenuti vi era un piccolo Kantharos.

Due anni più tardi sempre il Nardini invia al Direttore dell’Ufficio Scavi di Roma e Provincia la relazione su una delle più importanti scoperte archeologiche fatte sul territorio quella della stipe votiva di Solluna era il 15 Marzo 1905. Nel febbraio – marzo del 1906 viene perfezionato l’accordo con il dott. C. Caputi di Artena per l’acquisto di:

    1) Titolo funebre monolitico rivenuto sulla Via Latina ( Quarto Maiorano)

    2) Cippo miliario della Via Latina

    3) Titolo in marmo della bassa latinità

    4) Frammento di lapide sepolcrale

Il Nardini nota che “con ciò il Museo nascente ha fatto un vero acquisto. Infatti il cippo miliario della Via Latina dell’epoca di Massenzio è un documento del massimo interesse poiché ricorda il restauro fatto dall’imperatore Massenzio. Il titolo di marmo della bassa latinità è anch’esso importante poiché del solo XI secolo ricorda un atto di investitura fatto a titolo di trascrizione con le rituali parole “cedo dono trado” atte a trasferire la proprietà nel modo giuridico più completo il che è molto importante” Il prezzo viene pattuito in lire 110 che il Nardini come altre volte anticipò, come si rileva da una nota senza data in cui il Croci, probabilmente un impiegato comunale, egli chiede se la Giunta: “ ha deliberato per l’acquisto delle noti lapidi la somma di L. 110 oltre le L. per il trasporto che io anticipai.”

3 NOVEMBRE 1907: “Invio alla S.V. (al direttore dell’Ufficio Scavi di Roma e Provincia) la relazione particolareggiata sul rinvenimento fatto in località Troncavia del frammento di una lampada di opera greca scolpita in marmo” (f.to Nardini) 

8 MAGGIO 1908: “Per il nostro antiquarium ho acquistato i seguenti oggetti antichi che provvisoriamente sono depositati presso di me ( il Nardini è vissuto in Via del Comune in una casa oggi inglobata nel complesso dell’albergo Velitrae e di proprietà della famiglia Bilei)  e che verranno insieme agli altri disposti e ordinati in quelle  sale che la S.V. Ill.ma a suo tempo deciderà che vengano adibiti a civico Museo: dal Sig. Felici di Artena: Iscrizioni in marmo e panneggiamenti di statua ( frammenti) L.10. Da Luigi Neri di Velletri: Mascherone in marmo di epoca incerta e mascheroncino etrusco in terracotta L.7. Da x: Frammento di trapzoforo in marmo finemente intagliato L.10. Prego vossignoria di volersi compiacere di fare emettere in mio favore il mandato di rimborso F.to O. Nardini

10 DICEMBRE 1908: “In un terreno vignato in località Solluna in prossimità dell’Appia Antica e poco lontano dal luogo dove qualche anno fa si rivenne la stipe votiva del tempio dedicato a Diana ed Apollo (…) si è rinvenuto a circa un metro di profondità un blocco di marmo lungo m 0.44 e largo m.18 alto 0.33 (f.to O. Nardini) Segue la descrizione del blocco e la trascrizione dell’epigrafe incisa nel mezzo della targa che spiega la destinazione del monumento a cui il blocco apparteneva, nel medesimo scavo si è rivenuto altresì un frammento di lastra marmorea dim.0 18 x 0.13 grosso m 0.05 in cui in belle lettere si legge 

20 DICEMBRE 1908: Il piccolo fondo stanziato in bilancio per il museo non è mai stato distolto ma venne conservato tra i residui se non fu erogato, perciò trovasi tutta in disposizione per detto scopo la somma di lire 180 e centesimi 35 (f.to il Sindaco di Velletri ad O. Nardini)

3 APRILE 1909: Rapporto al direttore dell’Ufficio Scavi di Roma e Provincia sulla scoperta “nei pressi della stazione ferroviaria al Fosso del Metabo di alcuni ambienti col pavimento di mosaico e di marmo, i cui muri formati di blocchi squadrati di pietra albana mostrano il rivestimento d’intonaco dipinto ad encausto” (f.to O. Nardini)

5 FEBBRAIO 1910: trasmissione della nota delle opere effettuate per la sistemazione del Museo. Si prega il Sindaco perché “voglia tenere a disposizione del museo qualche centinaio di lire per pagare il muratore e i falegnami (f.to O. Nardini). Sulla stessa nota il Sindaco risponde di aver rimesso la somma di L. 150.

8 APRILE 1910: O. Nardini accusa ricevuta delle 150 lire e fa presente che nel frattempo avendone spese 240 rimane ancora creditore di lire 90.65.

22 MAGGIO 1910: richiesta urgente del Nardini per pagare gli operai che coadiuvano il Dr. Moretti del Museo delle Terme che qui è convenuto espressamente da Roma insieme ad un abile capo d’arte per disporre, restaurare e sistemare gli oggetti e per l’addobbo delle sale. Codesta spettabile giunta comunale dispose in suo tempo di erogare a favore del Museo la somma si sarebbe ritratta dalla vendita dell’altare di marmo già esistente al 2 piano del palazzo comunale” Si invita pertanto alla conclusione di tale vendita per il reperimento dei fondi.

18 GIUGNO 1910: Nuovo sollecito del Nardini per il pagamento degli operai pagati con i soldi anticipati dal Nardini stesso.

20 LUGLIO 1910: F. Di Vito propone al Comune l’acquisto dell’altare per L. 500 alle condizioni: L.200 in contanti: L. 100 coi mandati che il Municipio dovrà emettere a suo credito per il lavoro da scalpellino dal Di Vito già eseguiti: L. 100 al 15 Settembre dello stesso anno: L. 100 non più tardi del 31 Gennaio 1911. Lo scalpellino doveva sapere che non era un’offerta così fedele alla stima fatta di L. 600 come si apprende da una nota del 3 Luglio 1910 del Nardini ancora per sollecitare la vendita per il pagamento dei lavori del Museo che conclude “sono sicuro che la S.V. farà buon viso alla mia domanda”.

24 LUGLIO 1910: La sottoprefettura di Velletri notifica al Comune una diffida della Direzione Generale Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione che essendo venuta a conoscenza del proposito di vendere l’altare essendo esso di proprietà comunale qualora esso avesse qualche interesse storico o artistico, sarebbe inalienabile a favore dei privati. Quindi l’amministrazione comunale avrebbe dovuto “prima di addivenire alla vendita sia pure per uno scopo lodevole (…) informare ilo Ministero per le opportune verifiche. Si diffida pertanto il comune a sospendere la vendita in attesa che un funzionario dell’amministrazione dello stato si rechi a Velletri per esaminare l’altare.

5 MAGGIO 1911: Rapporto di O. Nardini ad Direttore dell’Ufficio Scavi di Roma e Provincia della scoperta di un antico sepolcro sulla Via Latina in contrada Macere (territorio di Artena) lungo l’antica Via Latina e precisamente nel punto in cui questa attraversa la via provinciale Artena – Velletri. “Un contadino eseguendo un lavoro di aratura del terreno (…) incontrò con l’aratro un grande lastrone di marmo ed un pulvino facente parte di un sepolcro” segue descrizione del pezzo.

27 APRILE 1911: Rapporto di Oreste Nardini al direttore dell’Ufficio Scavi di Roma e Provincia relativo alla scoperta di un sepolcro antico avvenuta in contrada Colle Palazzo a circa 500 metri dalla porta napoletana. “Nel mentre si eseguivano i lavori di dissodamento per rinnovare le viti gli operai rinvennero sotto un cumolo di sassi tre vasi di creta facenti parte della suppellettile funebre di una tomba” segue descrizione. Nello stesso rapporto si parla inoltre del frammento di bassorilievo in marmo con iscrizione rinvenuto lungo l’Appia Antica presso “la mola della strada” a circa Km 4 a S di Velletri. Ed infine si informa del rinvenimento di una statua acefala avvenuto in contrada Arcioni “lungo le falde dei monti dell’Artemisio ove trovansi numerose tracce di Ville Romane nella vigna di tale Giuseppe Corsetti demolendo un antico muro. La vigna è posta lungo la strada degli Arcioni, antico diverticolo che dalla via consolare di Valmontone conduce all’Algido.

7 FEBBRAIO 1912: O. Nardini informa l’Ufficio Scavi del rinvenimento presso il Fosso del Metabo di “ un vasetto per volterranea; tre coppe etrusco – campane  spezzate; una piccola anfora; un dupondio di Tiberio; un peso da telaio: una lucernetta fittile: altra lucerna verniciata; un piede d’anfora: un anfora vinaria”

5 LUGLIO 1913: O. Nardini comunica al Sindaco di aver acquistato dal Sig, Antonio Galli per L. 1d25 una statua di bronzo rappresentante Ottaviano Augusto.

24 NOVEMBRE 1913: Lettera di O. Nardini al Comm. Massara, Sindaco di Velletri per ringraziarlo di aver messo a disposizione della “direzione del Museo la somma di Lire 100 per le spese immediate di rifornimento del materiale archeologico.

31 DICEMBRE 1913: Rapporto di O. Nardini all’ Ufficio Scavi del rinvenimento in contrada Cento Cappelle frazione di Lariano” in territorio di Velletri ove esistono avanzi di costruzioni romane di una statuina in marmo di bambino, mancante della testa e del braccio destro, della mano sinistra e della parte inferiore delle gambe. Misura m. 042 di altezza”

MAGGIO 1916: L’ istituto tecnico scolastico “Andrea Velletrano” in Velletri dona al Museo Civico un coltello messicano in pietra, trasformato in tagliacarte. “Il coltello messicano non fu donato al Gabinetto di Fisica e storia naturale delle scuole tecniche dal Signor Conte Borgia, ma il gabinetto allora fondato l’ebbe in regalo nel 1867 dal Sommo Pontefice Pio IX per mezzo del Cardinale Altieri e portato a Pio IX da un vescovo del Messico, dopo averlo fatto munire da un bellissimo manico di argento. 

11 LUGLIO 1916: Nardini scrive al Sindaco per informarlo del ritrovamento della epigrafe romana relativa alla Via Mactorina, da cui si apprende che “Octavius Onesimus ha speso del proprio una ingente somma per restaurare una porzione della strada antica (…) La prego di autorizzarmi a contrattare l’acquisto del prezioso ricordo con il proprietario della lapide. 

30 DICEMBRE 1917: Rapporto di Nardini all’ Ufficio Scavi. “A circa Km.4 a S di Velletri in contrada Solluna e precisamente dove la strada che conduce a Lazzaria e l’altra di Campomorto tagliano a breve distanza la Via Appia Antica sul limite della stessa via sorge un monticello che copre gli avanzi di un cospicuo monumento sepolcrale. A circa m.65 ad O di esso un anno fa si rinvenne un cippo iscritto ( L. Octavius  Onesimus via Mactorianam)

7 FEBBRAIO 1918: Rapporto di O. Nardini all’ Ufficio Scavi sulla scoperta di una antefissa colorata avvenuta nei pressi del Tempio di Giove Auxur a Terracina.

21 GENNAIO 1920: O. Nardini chiede al Sindaco di Velletri che venga emesso un mandato di pagamento a favore di Vincenzo Crespi per la somma di Lire 150 come compenso pattuito per la cessione al Museo di tre lapidi funerarie romane di cui una frammentaria, ed un frammento di un’iscrizione onoraria, che ricorda l’imperatore Domiziano, oltre un lacrimatoio in vetro.

7 APRILE 1921: Lettera di O. Nardini alla soprintendenza per accompagnare la relazione : “sulla scoperta di alcune lapidi rinvenute nel territorio di Velletri contrada Solluna, dove tre anni orsono venne scoperto il cippo ricordante la via Mactorina.

22 MAGGIO 1921: Lettera di O. Nardini di trasmissione al “Chiarissimo Sig. Commendatore R. Prof. Paribeni R. Soprintendente per gli Scavi della relazione “di alcune scoperte avvenute in Velletri nella Vigna Rosati in Contrada Colle Cascone”

15 MAGGIO 1925: Relazione di O. Nardini alla Soprintendenza della scoperta della favissa presso la Cattedrale di San Clemente

21 MAGGIO 1927: In una vigna in Contrada “La Fossa” posta a circa km 5 da Velletri, sulla destra dell’Appia, di proprietà del viticultore Oreste D’Annibale e dove all’epoca vennero alla luce avanzi di antiche costruzioni sono state scoperte due statue di marmo di dimensioni più grandi del vero”. F.to O. Nardini alla Soprintendenza.

13 NOVEMBRE 1927: “Io penso che fosse opportuno che fosse indirizzata dalla Soprintendenza una lettera al D’Annibale per incoraggiarlo a proseguire le indagini per recuperare altri frammenti per vincere quella ritrosia che esso, come tutti i vignaroli, ha per dovere distruggere una parte delle rigogliose viti per vegetano in luogo. Il pretore mi ha chiesto giorni orsono se sono informate della venuta del perito per le monete consolari trovate

19 GENNAIO 1928: “Richiesta di un sussidio annuo per il funzionamento del Museo, rivolta dal Podestà al Ministro della Pubblica Istruzione “cui stanno tanto a cuore tali istituzioni che sono tutte sussidiate da codesto Ministero (…) interpretando i sentimenti di gratitudine della intera cittadinanza fedelmente ardentemente ligia al regime fascista

25 FEBBRAIO 1928: Concessione di “un assegno straordinario per una volta tanto, non superiore, però, alle 1000 al Museo Civico di Velletri da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.

10 NOVEMBRE 1928: Comunicazione di O. Nardini alla Soprintendenza del ritrovamento di una “ermetta tricipide marmorea raffigurante Ecate Triforme”

5 NOVEMBRE 1930: Lettera del Ministero dell’Educazione Nazionale per richiedere alla soprintendenza il nulla osta al pagamento di un sussidio di L. 1000 che il Ministero stesso ha deciso di stanziare per contribuire alle spese del Museo Civico. 

7 LUGLIO 1932: Il comune di Velletri aderendo finalmente ad un mio vivissimo desiderio ha colto l’occasione della formazione di un museo garibaldino per aumentare il numero delle sale del Museo Civico, che ora occupa circa la metà dell’intero pianterreno del Palazzo Comunale. Il museo si è arricchito di una nuova grande Sala dove si è iniziato il collocamento delle statue antiche e dei marmi scolpiti. Sarebbe giunto pertanto il momento opportuno per trasportare nella nuova aula e ricomporre definitivamente con i numerosi frammenti esistenti, le due statue colossali, per le quali la S.V. Ill.ma che ha sempre avuto a cuore l’incremento del Museo cittadino aveva disposto il restauro. F.to O. Nardini alla soprintendenza.

22 SETTEMBRE 1932: Mandato di pagamento del Ministero della Pubblica Istruzione a favore del Museo Civico di Velletri per la somma di L. 1000 a titolo di contributo nella spesa per il funzionamento del Museo”.

20 LUGLIO 1933: mandato di pagamento del Ministero della Pubblica Istruzione a favore del Museo Civico di Velletri per la somma di L. 1000 a titolo di sussidio per il funzionamento del Museo stesso”

2 GENNAIO 1935: Lettera del ministero dell’educazione nazionale al Direttore del Museo Civico per comunicare che è stato disposto “anche per quest’anno la concessione di un sussidio di L.1000 per il funzionamento di codesto museo civico.



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