Il crollo del campanile 23 Maggio 1656

 -La cripta -

Nulla di documentato esiste circa la forma architettonica della Cattedrale al momento del fondamentale passaggio tra l’uso pagano e quello cristiano. La prima data quasi certa storicamente può darcela la cripta chiamata anche confessione. Tersenghi dice essere una istituzione puramente cristiana introdotta per ricordare le antiche catacombe, quindi questa non esisteva sicuramente ai tempi della Basilica d’impianto pagano, quindi i cristiani dovettero abbattere l’antica tribuna per costruire la cappella sotterranea ed erigere sopra di questa una ulteriore tribuna. 

Esaminare oggi quest’affascinante spazio ci porta ad una datazione tra l´XI e il XII secolo d. C. mentre l’abside vista dall’esterno si può tranquillamente riferire tra la metà del XIII secolo e la prima metà del XIV. Nulla resta dell’antica basilica, nel 1595 il Cardinale Alfonso Gesualdo nella sua visita pastorale ci dice che la chiesa era a tre navate di cui la media a colonne. 

Teoli è più dettagliato affermando che di queste erano dodici per parte classificandole grandi, antiche, di marmo e porfido. Ambedue le fonti ci dicono che la tribuna era sollevata dal piano della Chiesa e che la pavimentazione era a mosaico. Le colonne dopo la demolizione della Chiesa a causa del crollo del campanile vennero vendute al Cardinale Ginnetti.

- Il medioevo -

Sebbene pochi siano i documenti a nostra disposizione dobbiamo partire dal presupposto che se la cripta viene eretta tra l´XI o XII secolo, la chiesa superiore potrebbe aver avuto l’importanza del tempo. 

Però potremmo smentirci da soli perché la Chiesa superiore poteva conservare almeno in parte, le linee della vecchia basilica, variata solo dalla costruzione della detta cripta. La visita Gesualdo ci dice che nel 1595 la tribuna riceveva luce da quattro finestre di forma acuta mentre le altre tredici lungo la navata erano di forma allungata, obiculari invece erano presenti sulla facciata. 

Siamo davanti ad una strana situazione una struttura con tre stili diversi si tratta di un anacronismo che non possiamo ammettere. Si può invece dire che la costruzione dell’abside attuale del XIII o XIV secolo con stile gotico non comportò un mutamento nel corpo centrale dell’edificio in stile lombardo del quale era anche la facciata con le belle obiculari e i portali.

Quindi si può ben dire che la Chiesa Cattedrale di S. Clemente nel suo primo periodo pur conservando qualche testimonianza della sua origine mantenne uno stile lombardo. In un secondo periodo invece quello che trionferà è il gotico di cui resta l’abside e parte del campanile, nel terzo periodo lo stato della Chiesa è descritto nella Visita Gesualdo ed infine la forma attuale dopo il crollo del 1659.Ecco una descrizione sommaria desunta dalla citata visita: In questa epoca adunque aveva le tre navate come oggi, però quella di mezzo era a colonne, di cui se contavano 12 per parte. 

La nave maggiore aveva 13 finestre, cioè sette a sinistra di chi entra, ed una di meno a destra a causa del campanile che ne occupava la luce pel suo addossamento alla chiesa. L’abside semicircolare coperto da mezza calotta sferica aveva quattro finestre a sesto acuto che furono ridotte quadrate come oggi le vediamo. 

Non esisteva soffitto, vedendosi solo il tetto nudo con capriate. La pavimentazione era a marmi scritti e mosaici molto guasti in alcune parti. Nell’abside antiche pitture scolorite del Salvatore e Santi che il Cardinale fece sostituire con gli affreschi del Balducci oggi perduti. Il pulpito era in marmo scolpito elevavasi dal lato dell’Evangelo nella metà della chiesa.

Il coro in noce era quello andato perduto durante l’ultima guerra. L’altare maggiore stava come ora sotto l’arco trionfale ed aveva l’identica forma attuale, però non era il medesimo e sopra non c’era il baldacchino che si trovava sopra il trono episcopale. La facciata principale era semplice a due spioventi con tre rosoni uno più grande in corrispondenza della nave maggiore, gli altri due più piccoli nelle navate laterali.

L’ingresso con il portico era dello stesso stile della facciata, altre due porte esistevano oltre alla maggiore una immetteva sulla piazza come oggi e l’altra che si apriva difronte alla cattedra vescovile immetteva al campanile.

- La sera del 23 Maggio 1656 -

Il 23 Maggio 1656 è una data indelebile nella storia della Chiesa di S. Clemente un fulmine si abbatté sul campanile facendolo cadere rovinosamente sulla Cattedrale tanto che essa venne quasi interamente demolita. 

Rimase illesa l’abside e parte delle navate laterali. Il Cardinale Carlo De Medici fiorentino in quel tempo sulla cattedra clementina provvide subito alla ricostruzione della Cattedrale facendola riedificare nella forma attuale. Anche il campanile venne ricostruito dal punto in cui si spezzò. I lavori nel 1660 erano finiti quattro anni più tardi nel 1664 l’arcivescovo Bonaventura Teoli per mandato dello stesso Cardinal - Vescovo poté riconsacrare la chiesa. 

Dei lavori si trova memoria in marmo sul lato destro dell’altare maggiore, mentre della solenne cerimonia di riconsacrazione di trova memoria nel pilastro esterno della Cappella del SS.mo Sacramento.

- I Barberini e la Cattedrale di Velletri -

Il Cardinale Vescovo Francesco Barberini nel 1679 rimosse l’altare isolato in mezzo alla tribuna come lo volle il Cardinale Gesualdo per erigervi quello attuale. Furono erette su basi di antichi e preziosi marmi con le api simbolo del nobile casato quattro colonne di granito orientale che sorreggono il baldacchino, il reliquario cosmatesco venne posto alla sommità di questo. Esso è riconducibile al XIV secolo è un tempietto lavorato a mosaici ed oro, con colonnine a spirale ed eleganti pinnacoli.  Nel fronte e nel retro si vedono due figure di Santi con il pallio. Le colonne che sorreggono il tavolo di marmo dove oggi è il tabernacolo in origine facevano parte del reliquario d’altronde “Quod non fecerunt barbari fecerunt barberini” 

- Il Cardinale Alderano Cybo -

Nel 1689 fu il Cardinale Cybo a volere altri interventi di restauro e abbellimento di S. Clemente. Il Vescovo fece smurare l’antico e consunto pavimento in mosaico per sostituirlo con uno a mattoni quadri e fasce di marmo con al centro il suo stemma (oggi nella cappella della Concezione). 

L’antico pavimento secondo Tersenghi venne lasciato sotto quello citato perché egli dice prima del 1689 i documenti dicono che per salire al Presbiterio si montavano quattro gradini che dopo quella data divennero tre e lo sono ancora.

Nel 1712 a causa dell’ampliamento del Seminario la facciata della Cattedrale sparì totalmente perché vi venne addossata la nuova fabbrica di quest’ultimo. Rimase in vista il grande obiculare centrale in corrispondenza dell’organo che veniva usato come una porta di collegamento che poi venne chiuso essendo motivo di danno per ambedue gli edifici secondo quello che scrive il canonico Gagliardi.

- Il soffitto -

Nel XVIII secolo la Cattedrale subì un ulteriore determinante cambiamento venne realizzato il grande soffitto a cassettoni opera di Carlo Stefano Fontana iniziata nel 1722 e terminata nel 1726 grazie al contributo del Comune di Velletri pari a scudi 4170.Per questo in corrispondenza dell’organo si vede lo stemma cittadino. Lavorarono al soffitto gli ebanisti Antonio Magni di Velletri e Domenico Catullo di Albano, il muratore Odardo Santocchi di Velletri, gli intagliatori Giuseppe Soglia, Sebastiano Stella e Giuseppe Corbi, il doratore Bernardino d’Antonio, il pittore degli ornati Francesco Alippi e Giovanni Odazi che eseguí il grande affresco andato perduto durante l´ultima guerra lungo 14 metri e largo sei per il prezzo di 460 scudi.

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