MADONNA CON BAMBINO DETTA "Regina Pacis" affresco staccato Chiesa di San Martino

 


Velletri: Chiesa di San Martino: Madonna con Bambino detta "Regina Pacis"


Durante i lavori di ricostruzione della chiesa di San Martino affidati all’ architetto Nicola Giansimoni, nel togliere il vecchio calcinaccio del muro della Tribuna dell’Altar Maggiore, fu scoperto - era il 12 aprile 1774 un affresco, discretamente conservato, che a prima vista sembrò subito di antichissima data. Nel manoscritto del P. Sofia a pag. 761 scrive Padre Italo Mario Laracca nella sua monografia sulla chiesa di San Martino si legge che nel 1308 «facta fuerat Pictura Tribunae huius Ec- clesiae per Colam registri Pictorem ut antequam dealbaretur visum est». Infatti, si dice che questa pittura sia del Maestro Cola. Sparsasi la voce del ritrovamento di questa sacra Immagine moltissimi fedeli, tra i quali alcuni malati, accorsero a S. Martino per implorare grazie.

Il P. Campi narra che in questa occasione un certo «Roberto di Pietr' Antonio da Velletri, infermo in letto dal passato giovedì grasso, spasimante di sciatica, ed incapace al moto, avendo inteso lo scopri- mento accaduto, fattosi condurre in Chiesa, pregò con gran fervore la Vergine, e se n’è partito risanato affatto dopo di avervi lasciato un rocciolo (sic) con meraviglia di tutti». L’affresco rimase al suo posto fino al 1961, quando per interessamento della Prof. L. Mortari, fu restaurato dalle Belle Arti. Attualmente è conservato nei locali della Casa religiosa di San Martino. 

Il titolo di Regina della Pace, gli venne dato perché il suo ritrovamento segnò la riconciliazione tra le monache che erano in quello che è oggi il comando dei vigili urbani e i padri somaschi ne diamo un breve riassunto: La lite fu causata dal fatto che avendo i PP. Somaschi gettato il primo pilone per le fondamenta della Chiesa, nella parte dell’ingresso a mano destra contiguo al vecchio diroccato campanile, il pilone sprofondò paurosamente. L’architetto Giansimoni ed altri Periti fecero subito un accurato sondaggio e si venne a conoscere che le Monache, negli anni precedenti, avevano scavato una grotta, per uso pozzolana, di una discreta lunghezza, internandosi sotto la chiesa di S. Martino.

Fatte le dovute rimostranze, fu necessario purtroppo, istituire il giudizio contenzioso avanti Mons. Vegliaroli, allora Vicario generale della Diocesi di Velletri. La grotta si estendeva in lungo per parecchio spazio, sì da toc- care tutta la facciata della Chiesa e oltre. Il Padre Campi ritiene provvidenziale e quasi miracolosa l’idea di intraprendere con urgenza i lavori, perché buona parte del muro della Chiesa era sospesa sul vuoto, con grave pericolo di un crollo funesto.

La lite durò a lungo, perché le Monache non volevano riconoscere il proprio torto e di essere causa, sebbene involontaria, di gravi danni. L’evidenza dei fatti però palesava chiaramente dove stava la ragione, e finalmente prevalse il buon senso. Dopo varie vicende, si venne ad un accomodamento; le Monache concorsero a riparare i danni, con la costruzione di un muro di sostegno e con la sistemazione del vuoto della grotta, per cui si poterono gettare i piloni.  Così con soddisfazione di tutti si fece la desiderata pace. Coadiuvò a la sistemazione dei piloni per le fondamenta, il P. Barberis della Dottrina Cristiana, filosofo ed eccellente geometra, il quale fu di grande aiuto anche per la definizione della lite, in modo particolare per la parte tecnica.

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