LA CHIESA E IL CONVENTO DI SAN FRANCESCO dei Minori Conventuali
Bonaventura Teoli Arcivescovo veliterno dei Conventuali scrive nel suo apparato minoritico della Provincia di Roma che il convento di Velletri é sotto il titolo di S. Francesco. Le sue origini sono molto antiche. I figli di S. Francesco furono introdotti in città dallo stesso fondatore intorno al 1222.La loro prima dimora fu fuori le mura della città in un terreno della famiglia Prosperi dove sorgeva una piccola cappella.
Dopo la morte di Francesco i frati presero possesso all’ interno della cinta urbana dell’antica abbazia di S. Rufo un tempo dei Benedettini. Il convento era in pessime condizioni e bisognoso di restauro, i frati furono aiutati dai Pontefici Innocenzo IV e Alessandro IV che con l’applicazione di rendite e benefici sostennero non poco la fabbrica che venne sollevata anche con l’elemosina dei popolani che per ottenere un’indulgenza furono costretti ad elargire copiosi contributi. La chiesa non è molto grande, presenta molti altari che in origine dovevano essere decorati a stucco. Vicino alla porta d’ingresso c’era un affresco di San Francesco con il cappuccio alla conventuale. Sull’altare maggiore c’era la bella Immagine della Vergine a rilievo, mentre sull’altare del cordone la vera effige di S. Francesco donata dal conte Giuseppe Basso essa proveniva dal Ducato di Toscana.
Vi erano numerose sepolture di uomini illustri che hanno fatto grande la città di Velletri, nella parte destra dell’altare maggiore si trovava il ritratto in affresco e la memoria del capitano Teofilo Foschi. Donna Ippolita de Legno molto affezionata alla religione conventuale aveva la sua sepoltura sul piano della chiesa vicino all’altare di S. Eligio.
Vincenzo Petruccio veliterno era sepolto vicino all´altare di S. Francesco davanti agli altari degli angeli vi era l´iscrizione di Donna Euridice Monticelli, al centro della chiesa vi era il conte Giuseppe Basso, la famiglia Attiveri aveva il suo sepolcro vicino all´altare del SS.mo Crocefisso. Giovanni Battista Luccio era sepolto sotto l’organo. Il grande umanista Antonio Mancinelli era posto in un cantone, tra l’altare e la Cappella di S. Antonio si trovava la sepoltura di Bonifacio Absalone mentre nell’altare di S. Lazzaro vi era la memoria di Romolo Cacciarelli.
Per la festa del Serafico Padre il magistrato portava la cera, mentre la Confraternita del Gonfalone doveva versare sei scudi quale canone antico per la festa dell’Assunzione. In S. Francesco aveva sede la corporazione dei Fabbri. Essi in Velletri costituiti in Università. Il loro sodalizio come si rileva dagli statuti comunali era numerosissimo, infatti vi risultavano iscritti anche gli esercenti di arti affini.
Nello statuto riformato nel 1706 si legge che il collegio era composto da Artefici, Manescalchi, Archibuggeri, Cortellinari, Calederari, Stagnari, Argentieri, Orefici, Ottonari, Traghettatori. Il capo supremo era il Console che rappresentava ufficialmente il sodalizio con un consiglio di amministrazione composto da più persone tra le quali il Camerlengo ossia il Tesoriere, alla carica non si poteva eleggere chi non avesse beni stabili propri a garanzia della cassa sociale a lui affidata era questa Universitá sotto la protezione di S. Eligio.
La fine
La chiesa venne interamente riedificata nel 1825 in occasione di questi lavori un certo Padre Luigi Pisani che tra le altre cose era provinciale dell´ ordine tolse dalla chiesa tutte le memorie marmoree esistenti facendo perdere alla storia frammenti importanti del suo passato.
Tersenghi dice di aver veduto qualche lapide nel chiostro della caserma, mentre in chiesa era restata la sola tomba del Teoli. Salvata forse perché era confratello nell’ordine del citato P. Pisani.
Il convento
Il convento era molto grande con un chiostro affrescato con la vita di S. Francesco. La loggia era molto lunga e d’estate consentiva una visione stupenda fino ai Monti Lepini. Vi si riuniva il consiglio delle Querele e quello Generale presieduto dal Magistrato Cittadino.
Nelle sale del Convento si riuniva l´ Accademia degli Estinti, vi si conservava il bossolo per l’elezione dei priori tenuto sotto chiave dal guardiano. Vi era una libreria anche se piccola vi era la pena della scomunica per chi ne asportasse i libri. Luogo di studio che ha visto succedersi illustri uomini di fede e di mente. Studiò qui quel Benedetto Caetani divenuto Pontefice con il nome di Bonifacio VIII. Nel 1299 Bonifacio accettò la carica di Podestá di Velletri ne venne insignito nella Chiesa di S. Francesco.
Il Convento ha ospitato numerosi capitoli provinciali dell’ordine. Agli inizi del XIX il convento venne invaso dai militari francesi durante l’occupazione degli stati papali del 1809 e danneggiato dal terremoto. I frati dovettero lasciare il convento ma Don Tommaso Bauco tenne la chiesa aperta al culto restituendola ai religiosi tornati nel 1815.
Nel 1870 i frati lasciarono definitivamente Velletri perché il convento fu confiscato dal nascente Regno d´Italia. Nel 1875 il convento diventa caserma ospitando prima i bersaglieri e poi un battaglione della Divisione Piave al comando di Umberto di Savoia. Il resto é storia recente.


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