La navata di destra
- La cappella di S. Geraldo -
Il primo altare dedicato a Geraldo era situato in fondo della navata di destra probabilmente dove oggi si trova la porta del campanile quindi in “cornu epistolae” dell’altare maggiore. Un sito eminente a livello del presbiterio appoggiato al muro del campanile, dentro il quale muro alla profondità di un palmo era incavata in una nicchia antichissima la pittura del Santo. La distruzione della cattedrale a causa del crollo del campanile nel 1656 vide la demolizione di parte del citato altare questo portò alla luce il sarcofago marmoreo con il corpo del Santo Vescovo. Questo diede origine alla costruzione della magnifica Cappella che è architettonicamente parlando la più imponente della Cattedrale.
Dopo la cessazione del contagio di peste scoppiato nello stesso anno del crollo del campanile il consiglio comunale deliberò di erigere al Santo Vescovo una meravigliosa cappella ove sistemare degnamente le sue reliquie. La mancanza di fondi e l’incertezza sull’individuazione del sito fecero ritardare non poco i lavori. Il Cardinale Alderano Cybo mise fine a questo contenzioso autorizzando la demolizione degli altari della Santa Croce e della Madonna di Loreto.
Dalle deliberazioni consiliari leggiamo:
1660: 15 Settembre
Nel principio del contagio di peste fu per consiglio pubblico fatto voto di solennizzare la festa del glorioso S. Geraldo nostro protettore e d’applicare per la fabbrica della cappella da farsi scudi 50 del pubblico e perché la morte del Sig. Curzio Albrizi già cancelliere non fu detto consiglio esteso.
1676: 27 Dicembre
A chi pare e piace che alli scudi 500 destinati per la fabbrica della Cappella di S. Geraldo nostro protettore se ne aggiungano altri 700 affinché si possa avere una fabbrica più decorosa con iscrizioni che ricordino l’intervento della città.
1693: 27 Dicembre
In conseguenza del voto fatto fin dall’anno 1656 per decorare la cappella del glorioso S. Geraldo, in conseguenza di tanta grazia e sopra tutto di essere stati liberati dalla peste, si assegnano scudi 800 dei sopravanzi con licenza.
1697: 10 Dicembre
Terminata la cappella di S. Geraldo ed è esaurito il fondo assegnato dal consiglio. Però a chi pare e piace si diano per perfezione di detta cappella 500 scudi con licenza.
Mentre la cappella era in costruzione il Cardinale Alderano Cybo si preoccupò di far comporre il Sacro cadavere in modo che potesse vestire gli abiti pontificali. Per far ciò mandò a Velletri Sebastiano Bonifacio Ippoliti che poco prima aveva composto in Roma le reliquie del Santo Pontefice Pio V.
Il Vicario Generale con l’intervento dei Canonici fece di nuovo togliere i sigilli dall’arca marmorea del Santo e rinnovata la scomunica contro chi avesse ardito toccare sottraendole le reliquie, le tolse per riporle in tre cassette chiuse e accompagnato dai detti canonici le portò in certe stanze del Palazzo Vescovile e le consegnò al detto Ippoliti con un atto notarile del cancelliere Paolo Lelli. Al termine delle operazioni di componimento il corpo venne riconsegnato al Vicario Generale con un atto notarile. Il Cardinale Alderano Cybo aveva preparato nei minimi particolari per la festa di S. Clemente una serie di eventi destinati a rimanere nella storia tra essi il Sinodo Diocesano e la traslazione del corpo di Geraldo nella nuova Cappella.
Ma la sua stanca e malferma salute gli impedì di essere presente. A Velletri per l’occasione venne il fratello il Patriarca Ortodosso di Costantinopoli Odoardo Cybo. Il Cardinale per far si che la traslazione si svolgesse nei modi e nelle forme più solenni volle invitare i vescovi limitrofi di Terracina Anagni e Sora che furono alloggiati nel Palazzo Ginnetti mentre i sinodali vennero sistemati al Convento di S. Francesco.
La Festa di S. Clemente venne celebrata con una straordinaria solennità, la chiesa parata a spese del Cardinale e i Pontificali vennero celebrati con l’assistenza del magistrato da Mons. Giulio Marzi Vescovo Suffraganeo di Velletri. Il patriarca invece intimò la prima sessione del sinodo, la traslazione del Santo avvenne il 24 Novembre con annessa indulgenza plenaria concessa da Innocenzo XII. Memorabile la processione per le strade della città. Precedeva lo stendardo del magistrato con l’immagine dei Santi Protettori, portato dai nobili della città, fra tamburini e trombettieri in livrea, scortavano il vessillo ventotto consoli dell’arte con torce accese.
Seguivano con numerosissimi confratelli le confraternite cittadine
• S. Giovanni Decollato
• S. Maria di Costantinopoli
• Le Sacre Stimmate
• S. Maria del Sangue
• La Carità dei Carcerati
• S. Antonio di Padova
• La Pietà di S. Maria in Trivio
• L´ Immacolata Concezione
• La Carità, Orazione e Morte
• Il Gonfalone
Con torce accese seguivano le Confraternite gli ordini religiosi cioè
• Pp Cappuccini
• PP del Terz’Ordine di S. Francesco
• Pp Somaschi
• PP Carmelitani
• Pp Minori Conventuali
• Pp Minori Osservanti
• Pp Agostiniani
Dietro i detti religiosi seguivano 40 nobili cavalieri della cittá tra cui il Conte Filippo Adami di Fermo governatore in armi di Marittima e Campagna, il conte Alessandro Pieghini ed il Cav. Paolo Del Cinque tutti vestiti con le loro insegne.
Seguivano la Croce Capitolare i numerosi sinodali con il Capitolo e le dignità della Cattedrale che intonavano le antifone proprie. Infine seguiva Mons. Patriarca vestito degli abiti pontificali. Il corpo del Santo era portato in trionfo attorniato dagli Ecc. mi Vescovi presenti e dal magistrato cittadino. La processione dopo aver girato l’intera città torno in Cattedrale e mentre veniva intonato il Te Deum il corpo di S. Geraldo veniva riposto nella nuova cappella.
L’edicola della stessa ha un frontone classico con cornice spezzata nella parte orizzontale, l’altare è ornato da quattro colonne di conatello con capitelli corinzi. Sugli spioventi del timpano siedono due angeli lignei adoranti la croce.
Le colonne sono un dono del Cardinale Francesco Barberini al Capitolo per il ciborio dell’altare maggiore. Pregevoli opere marmoree sono l’urna delle reliquie del Santo e il paliotto dell’altare.
Nel 1858 Ippolito Zapponi dipinge la pala d’altare che rappresenta il Santo in preghiera implorando la salvezza della città dall’assedio dei Brettoni. Durante il terremoto del 26 Agosto 1806 la cupola subì dei danni, tanto che nel 1842 fu necessario incaricare Vincenzo Vita di decorarla di nuovo. Un intervento che vede la partecipazione del Comune con un contributo i 800 scudi. Edmondo Campana ripristinò la decorazione danneggiata dagli eventi bellici, intervento voluto dal Dr. Marcello Pellegrini grazie all’appello lanciato dal Canonico Parroco Mons. Angelo Lopes.
- La Cappella della Madonna delle Grazie -
E’ una splendida esplosione di barocco fu terminata nel 1637, ha una cupola decorata a stucco in cinque ordini diversi. Nel primo sono rappresentati angeli musicanti, nel secondo i simboli della Madonna intercalati da fiori dorati, nel terzo teste di cherubino, nel quarto altri attributi della Vergine nella volta della lanterna si trova la Colomba dello Spirito Santo, mentre nei pennacchi sono raffigurati i Santi Protettori di Velletri.
L’altare principale è molto bello si presenta con due colonne di marmo antico sormontate da due capitelli corinzi dorati, il tutto poggia su un gradino decorato ad intarsio marmoreo con motivi geometrici. Al centro una cartella di marmo bianco esibisce in rilievo una testa di cherubino e la colomba dello Spirito Santo. Un’altra testa di cherubino corona la cornice che inquadra la teca ove si conserva l’immagine della Madonna. L’altare fu completato nel 1682 con la costruzione dello splendido paliotto marmoreo recante le insegne araldiche di Silvestro Cinelli Arciprete del Capitolo.
Saliti i gradini che dal piano della Basilica portano al presbiterio troviamo un pregevole affresco, forse l’unico rimasto del ciclo che copriva la navata di sinistra prima della costruzione delle grandi cappelle. Si tratta di un dipinto risalente alla fine del XV secolo con forti influenze della bottega di Antoniazzo Romano esso rappresenta la Madonna con il bambino tra i Santi Sebastiano, Giovanni Evangelista, Antonio Abate e Rocco.
• La Sagrestia -
L’aula della Sagrestia venne fatta erigere dal Cardinale Giuliano Della Rovere Vescovo di Ostia e Velletri dal 1483 al 1503 eletto Papa col nome di Giulio II. L’arme di questo illustre prelato si trova sull’architrave del portale d’ingresso con il titolo di S. Pietro in Vincoli basilica romana che ne ospita la tomba vegliata dal magnifico Mosè di Michelangelo.
Gli stipiti del portale veliterno sono interamente decorati a fogliame, le due ante lignee restaurate in occasione degli interventi promossi per il Giubileo del 2000 sono databili al XIV secolo e chiudevano in origine il campanile.
La grande aula un tempo era interamente decorata è coperta con volta a crociera arredata con i mobili fatti realizzare dal Cardinale Vincenzo Macchi restaurati anch’essi di recente grazie al Dr. Marcello Pellegrini il cui stemma gentilizio si trova a destra di chi entra.
Sull’altare dove oggi troneggia uno splendido Crocefisso seicentesco si conservava chiusa da due sportelli la splendida icona del SS.mo Salvatore oggi nel Museo Diocesano. Si tratta di una delle repliche laziali più antiche dell’immagine di Cristo in trono derivata dall’acheropita del Sancta Santorum del quale ripete non solo le forme ma anche le finalità liturgiche. La visita Gesualdo del 1595 è il primo documento che attesta la presenza dell’antica tavola in Cattedrale posta sull’altare oggi dedicato a San Sebastiano portata in processione “cum magna populi devotioni” il 14 Agosto.
La visita Altieri non fa riferimento all’icona. Teoli nel 1644 la dice conservata in sagrestia continuando l’arcivescovo veliterno dice che un tempo era conservata presso l’altare di S. Sebastiano affermando che secondo la tradizione vi era arrivata nell´VIII secolo ad opera di Giovanni II. Questa affermazione è confermata anche dagli autori successivi compreso il Tersenghi. La tavola nel 1958 lascia la Sagrestia per essere posta in Museo. Il Salvatore è inserito in una tavola rettangolare che su tre lati reca un motivo policromo simile ad una croce. Il Cristo è in trono su un fondo dorato la mano destra è benedicente mentre la sinistra reca un libro aperto
- La sagrestiola -
Attraverso una piccola porta lignea si entra nella sagrestiola dove si trova il monumentale lavabo che Fausto Ercolani assegna ad Andrea Bregno con l’arme del Cardinale Della Rovere.
- L’altare di S. Sebastiano -
Esso si trova sul prospetto della navata di sinistra, venne eretto per ricordare con titolo e benefici una antica abbazia esistente nel territorio diocesano. Nel XVIII secolo il Cardinale Magalotti lo restaura e lo riduce alla forma attuale, interventi completati dal suo successore nel possesso del titolo abbaziale Giuseppe Assalone.
Il privilegio di nominare l’abate era dell’Arciconfraternita della Carità, Orazione e Morte, l’altare è architettonicamente molto semplice, esso presenta due colonne in stucco che sorreggono un timpano triangolare spezzato. Sull’arco lo stemma Magalotti mentre ai lati l’arme Assalone. Il quadro fatto restaurare dal canonico parroco Mons. Angelo Lopes rappresenta il martirio del Santo ed è opera del XVII secolo.


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