Il capitolo dei canonici

La storia ci consente di affermare che si tratta della più antica istituzione cittadina. Tradizionalmente gli autori locali riconducono le sue origini al IX secolo, ma il primo documento che ne dà notizia è del 10 Aprile 1059.Si tratta di un istrumento recante la donazione di un terreno a Stefano Arciprete di S. Clemente da parte di Gregorio figlio del defunto Alberigo Console di Roma. 

Il Rev.mo Capitolo sfruttando la lontananza dalla sede, del Cardinale Vescovo perché dovendo assolvere agli incarichi di curia, era costretto a risiedere a Roma, facendo leva sulla sua singolare composizione numerica 14 Canonici e 14 Beneficiati riuscì ad accrescere la sua potenza e il suo prestigio divenendo in molte occasioni il diretto interlocutore del pontefice. 

L’azione politica del Capitolo di Velletri è stata determinante in tante pagine della storia della chiesa universale, Fausto Ercolani nel suo intervento introduttivo allo studio di Tiziana Testone relativo alle pergamene dell’Archivio Capitolare dice: “Non meno importante è l’attività politica, l’esempio eclatante si ha quando venne eletto Papa, il Vescovo di Velletri Giovanni Mincio che assume il nome di Benedetto X. Se è vero che il suo pontificato legale durò pochi mesi è altrettanto vero che oltre alla fazione dei conti egli aveva potuto contare sull’appoggio del clero e della Città di Velletri, non è spiegabile altrimenti l’atteggiamento di Ildebrando da Soana che mentre fece indire l’elezione di un nuovo pontefice inviò il monaco Pier Damiani Vescovo di Ostia e suo braccio destro a Velletri con il compito apparente di riportare il clero sulla strada” dell’Ortodossia ,ma in realtà per riformare il Capitolo e controllarlo in modo che in futuro fatti del genere non si ripetessero. 

La sede di Velletri era troppo importante nel gioco delle alleanze politiche e delle guerre che videro spesso i Papi contrapposti ora ai Baroni laziali ora all’autorità imperiale per non averla fedele e la fedeltà della città passava anche attraverso la fedeltà del clero e del capitolo in particolare. La lontananza del Cardinale dalla Diocesi pose in primo piano la figura dell’Arciprete che si trovava a governare in prima persona. 

Questo fu possibile fino all’istituzione della figura del Vescovo Suffraganeo. Questo fece in parte l’autorità capitolare perché spesso il Vescovo era anche il capo del Capitolo. I Canonici invece vengono sempre più spesso investiti di importanti incarichi pubblici e chiamati a ricoprire ruoli determinanti nella struttura di governo della sede Suburbicaria. In questo periodo i capitolari iniziano ad avere numerosi privilegi che li pongono in condizione di limitare il potere civile per poi controllarlo fino alla cessazione della giurisdizione privativa del Cardinale Decano Vescovo di Ostia e Velletri. 

Il Capitolo di S. Clemente con il passare degli anni ha assunto un notevole potere economico, dovutogli dalle numerose donazioni e degli altrettanto numerosi lasciti testamentari. Una prerogativa che pose i Canonici nelle condizioni di gestire in regime privativo gran parte delle attività commerciali ed economiche della città. 

Gli Arcipreti in questo periodo cercano di assumere il controllo delle mole esistenti nel territorio cittadino, in modo da controllare forni, spacci di carne, ed altro che costituiscono una delle principali fonti di guadagno per la Velletri di quel periodo. Con la donazione della tenuta di Lazzaria la potenza economica del Capitolo di Velletri è seconda solo a quella dei Capitoli del Vaticano e del Laterano. 

Papa Alessandro II l’11 Giugno 1065 accogliendo la testimonianza di Pier Damiani concede al clero e al Capitolo veliterno il privilegio di non sottostare ad alcun sopruso e di non pagare alcun tributo imposto più del dovuto. Amato prete (Arciprete intruso) il 2 Marzo 1091 restituisce a Serbato Arciprete di S. Clemente e per esso al Capitolo la sua quota patrimoniale della Chiesa dei Ss Filippo e Iacopo. Gregorio figlio di Alberigo il 16 Settembre 1099 dona al Capitolo parte della Mola de Sensa sita in Rivo di Formello nel territorio di Velletri. 

Adinolfo segue il fratello e il 9 Dicembre 11OO cede al Capitolo la sua parte della stessa mola. Maria di Gisberga dona “pro anima sua” al Capitolo la sesta parte della Mola di Pentoma così fecero Bagia di Madio e Fusco di Gregorio – Alfio di Amato e Teodora di Amito. Nel carteggio relativo alle mole si trova per prima volta citata la dignità di preposito che poi scomparirà nel nulla. 

Nel 1181 con l’elezione nella nostra Cattedrale del Vescovo Allucignoli al trono di Pietro il governo della Diocesi passò a Ruggero Primicerio di S. Clemente che compare per la prima volta nel 1154 quattro anni dopo l’unione con Ostia. Il Canonico Anastasio il 27 Ottobre 1300 con istrumento regola il suono delle campane della città stabilendo che nessuno poteva suonare prima di prima di S. Clemente il Sabato Santo. Nicola Capocci Vescovo del Tuscolo il 18 Giugno 1362 lascia per testamento al Capitolo la facoltà di mandare a studiare due giovani veliterni alla Sapienza vecchia di Perugia. Giovanni Cristofaro Mancini lascia sul finire del XV secolo la Tenuta di Lazzaria e il Colle di Favignano con l’obbligo di cantar Messa ogni Sabato in perpetuo. 

Maria moglie di Nardo Mancini il 17 Gennaio 1477 lascia i suoi beni alla sagrestia di S. Clemente per ricavarne dalla vendita il denaro con cui realizzare i reliquiari per le teste dei Santi Ponziano ed Eleuterio. Giorgio Costa Cardinale del Portogallo il 20 Settembre 1502 in luogo del Cardinale Giuliano della Rovere Vescovo di Ostia e Velletri ordina che si modifichino le Costituzioni Capitolari, stabilendo nuove puntature. 

Dispone in oltre che si distribuisca agli Arcipreti e ai Canonici che parteciperanno al Mattutino e al Vespro la somma di un bolognino, mentre ai Canonici che assisteranno alla Messa solenne celebrata in onore dei Benefattori della Chiesa Cattedrale la somma di due carlini. Giulio II con due brevi del 29 Settembre 1509 e del 29 Luglio 1512 obbliga il Capitolo a pagare i frutti delle Arcipreture a Enrico Bruno e Bartolomeo Ferrantino impegnati nella Curia romana.

Il 23 Dicembre 1570 il Rev.mo Capitolo concede a Scipione Fucio di Città di Castello la Tenuta di Lazzaria in locazione per 18 anni con la pensione annua di scudi 550 e mille per ripulire la tenuta. 

Il 25 Marzo 1580 Claudio Mentibona viene condannato per aver avanzato pretese sul fondo di Lazzaria proprietà del Capitolo. Il Cardinale Vescovo di Ostia e Velletri Alessandro Farnese il 2 Marzo 1588 crea la Prebenda Teologale sul canonicato vacante per la morte di Francesco Cefalotus. Il primo canonico teologo fu Gerolamo Nobili da San Sepolcro. 

Mons. Giovanni Battista Altieri Visitatore Apostolico compone e dà alle stampe le costituzioni capitolari sono le prime che si conoscono e che con le dovute modifiche sono ancora in vigore. Benedetto XIII il 10 Luglio 1724 concede ai Canonici l’uso della Cappa d’Ermellino in sostituzione dell’almuzia, usata fin ora nelle cerimonie solenni. Pio VI il 13 Novembre 1776 concede ai Beneficiati il privilegio della cappa grigia. 

Due parole sull’ almuzia e sulla cappa, ci sembra doveroso sottolineare il significato storico e l’importanza di questi paramenti, la cui concessione ha contribuito notevolmente al prestigio del nostro Capitolo che si è trovato equiparato a quello della Basilica di S. Giovanni in Laterano. L’almuzia poco usata ai nostri giorni o totalmente scomparsa era parte integrante dell’abito corale ed indicava l’appartenenza al Capitolo. 

E’ fatta di pelliccia e se pur è una mantellina ma come tale è raramente usata, viene tenuta sul braccio sinistro o si poggia sul leggio dello scranno. Le prime tracce dell’almuzia risalgono al XII secolo in origine aveva la forma di berretto che arrivava quasi alle orecchie con un cappuccio che scendeva fino alla nuca. Gli statuti di Beyeux ci testimoniano l’esistenza di entrambe le specie e dispongono che l’’almuzia a cappuccio spettasse ai canonici di più alto posto in coro. 

Nell’uno e nell’altro caso era foderata di tela e si soleva ornarla intorno all’orlo con codette di donnola e simili animali. Alla fine del Medioevo ci fu un sostanziale cambiamento nella forma e nel carattere dell’almuzia, e su questo punto sono molto esaustive le figure dei canonici di quel tempo specialmente quelle scolpite nelle pietre sepolcrali. 

Solo nel 1579 il Concilio Provinciale di Milano la chiama Insigne Canonicorum. La Cappa è un mantello con un lungo strascico ed un grande cappuccio che avvolge tutta la parte superiore del corpo ed è proprio dei Cardinali Patriarchi – Vescovi e Alti Prelati come erano considerati i nostri canonici. I canonici che godono di questo privilegio possono indossare la cappa solo nella loro cattedrale, fuori di essa solo quando il Capitolo è in corpore. 

Papa Gregorio XVI con una bolla datata 12 Luglio 1839 quand’era Vescovo di Ostia e Velletri il Cardinale Bartolomeo Pacca concede al Capitolo il privilegio della veste violacea dichiarata corale e all’Arciprete la mozzetta prelatizia. Molti canonici furono elevati alla dignità Vescovile, essi ovunque furono destinati si distinsero per le alte virtù morali e per la grande azione pastorale, dopo il 1870 i Canonici veliterni subirono un declino della loro autorità tanto che la confisca dei beni compresa la tenuta di Lazzaria ridusse il patrimonio economico alle sole entrate delle Messe, viene meno anche la figura del Vicario Capitolare che in morte del Cardinale governava la diocesi. 

Nonostante il suo decadimento economico e politico il Rev.mo Capitolo rimase un vero baluardo nella vita spirituale della città neanche la locale gerarchia fascista riuscì dopo vari tentativi a strumentalizzarne l’opera. Dopo lo smembramento della Diocesi iniziò il lento declino del Capitolo che lo ha portato ad essere praticamente inesistente. 

Solo nel 1998 dopo quattro anni dall’ultima adunanza capitolare il Vescovo Mons. Andrea Maria Erba ha conferito alcuni canonicati. Il Capitolo veliterno è composto da quattordici canonici, l’unica dignità e quella dell’Arciprete la cui conferma è riservata alla Santa Sede, mentre per le prebende Teologale, Penitenziaria e Curata c‘è un concorso e il loro conferimento spetta al Vescovo dopo aver udito il capitolo. 

L ‘ Arciprete primo fra i pari e non ha particolari onori salvo il titolo di precedenza. Nonostante non ci fosse una distinzione particolareggiata delle prebende il Capitolo comprendeva tre ordini quello Presbiterale, quello Diaconale e quello Suddiaconale. All’ordine presbiterale appartengono l’arciprete , il Teologo e il Parroco nonché il Penitenziere secondo l’ordine della loro introduzione nel Capitolo. 

Se qualcuno di questi per qualche motivo venisse a mancare gli succedeva il più anziano di nomina nell’ordine diaconale. La successione all‘ordine diaconale avveniva attraverso i più anziani di nomina  dell’ordine suddiaconale un membro di un ordine superiore non può supplire quello di un ordine inferiore. 

Durante la Messa Capitolare era ben distinta questa divisione perché pur essendo tutti sacerdoti due di questi svolgevano le funzioni di Diacono e Suddiacono. Quando il Capitolo si reca in coro ha diritto di precedenza il Vicario Generale, dopo il Vicario Capitolare se si è in sede vacante, l ‘arciprete i canonici secondo l ‘ anno della loro nomina ed infine i Canonici onorari. 

Anche i beneficiati erano quattordici ed essi dovevano curare alcuni aspetti del culto, infatti tra loro bisognava scegliere il maestro di cerimonie e i due Vice Parroci. Importante è la vita comune dei canonici stabilita da S. Pier Damiani ovvero la recita del Divino Ufficio. 

Regolato anch’esso da precise disposizioni stabilite dalle Costituzioni Capitolari. Bisognava indossare la cappa dei primi vespri di San Clemente all’Alleluia della Messa del Sabato Santo. La veste violacea andava indossata in alcune solennità stabilite come di seguito: Alle lodi ai Vespri di Natale e Pasqua, nelle feste della Madonna e di San Clemente. 

Nella processione del Corpus Domini, al giorno dell’Epifania, dell‘ Ascezione, nei Pontificali di Pentecoste, dei Santi Pietro e Paolo, dell’Assunzione, del Patrocinio della Madonna delle Grazie, dell’Immacolata e di Cristo Re. Le ore che si recitavano in coro sono il Mattutino, Lodi, Prima, Terza, Sesta, Nona mentre nelle ore pomeridiane Vespri e Compieta. 

Le campane della Cattedrale invitavano i Canonici al Divino Ufficio con suono semplice nelle ferie, mentre la Domenica e nelle feste annunciavano i primi ed i secondi Vespri con un suono semplice ma doppio. L’ ingresso in coro deve avvenire secondo gli ordini di precedenza in silenzio e con dignità. Il canonico edomadario aveva un ruolo determinante nella struttura del coro e del Capitolo stesso era quello che curava gli offici arrivando prima degli altri e badando che venissero rispettate tradizioni e costituzioni. 

Si alternava con il beneficiato eletto al suo stesso incarico, doveva intonare le antifone e svolgere le funzioni di governatore del coro e nelle solennità poteva indossare il piviale sedendo al primo scranno del coro. Se l ‘arciprete sedeva in coro il Prefetto dello stesso doveva cedergli il primo scranno ed indossare il piviale per assisterlo. La Messa Capitolare pro benefattori veniva celebrata dai Canonici dell’ordine presbiterale secondo la loro prebenda. 

I Benefici erano nove, il Capitolo invece veniva riunito per l’elezione degli officiali in seduta ordinaria, mentre in seduta straordinaria per trattare tutto quello che era posto all’ordine del giorno dal Segretario. L’adunanza era presieduta dall’Arciprete ma a volte anche il Cardinale stesso o il Vicario Generale potevano scegliere di presiederla. Se assente questo toccava al Canonico Camerlengo o al Canonico Decano.

Il Canonico Sagrista Maggiore

L’eletto a questo incarico aveva la responsabilità della Sagrestia della Cattedrale, vigilava sulla custodia dei paramenti e vasi liturgici, era l’amministratore dei beni della Sagrestia. Nel suo ministero era coadiuvato da quattro chierici.

Il Canonico custode del Santuario

L’eletto a quest‘incarico aveva la responsabilità della custodia del Santuario della Madonna delle Grazie.

Il Canonico Segretario – Archivista

L’eletto a quest’incarico aveva la responsabilità di redigere tutti gli atti ufficiali del capitolo che firmava insieme con l‘arciprete. Conservava anche l’archivio del Capitolo.




I Canonici Sindaci

Gli eletti a questo delicato incarico ogni mese dovevano controllare l’amministrazione e se notavano qualche grave inadempienza dovevano immediatamente riferire al capitolo per i provvedimenti del caso.

Il Canonico Parroco

L’eletto a questo incarico aveva la responsabilità della Parrocchia della Cattedrale alla quale veniva assegnato per concorso.

Il Canonico Teologo

L’eletto a questo incarico doveva essere approvato dal Vescovo Diocesano in forza del suo incarico doveva illustrare la Sacra Scrittura in Cattedrale.

Il Canonico Penitenziere

L’eletto a quest’incarico doveva essere approvato dal Vescovo Diocesano in forza della sua nomina aveva la facoltà ordinaria che però non è delegabile di assolvere in foro sacramentale dalle censure “latae sententiae” non dichiarate, non riservate alla Sede Apostolica.

Il Canonico Arciprete

L’eletto a quest’incarico, doveva essere approvato dalla Sede Apostolica che spesso insigniva della dignità arcipretale il Vescovo Suffraganeo. L’Arciprete è il primo tra i canonici e pur non avendo nessunapodestà di governo è colui che presiede il Capitolo e lo rappresenta. L’Arciprete è pure responsabile diretto della Cattedrale. 

Il Canonico Camerlengo amministratore delle “risposte”

L’archivio capitolare contiene una lunga serie di libri d’amministrazione dove sono registrate in ordine cronologico le entrate e le uscite inerenti all'amministrazione della Massa Comune del Capitolo tenuta dal Camerlengo. 

Un canonico eletto annualmente dai canonici l’ultimo giorno dell’anno. Ricordiamo Mons. Mario Mingarelli e Mons. Ruggero Emilio Tredici che tanto diedero amministrando i beni capitolari che in quel periodo erano comprensivi della famosa corrisposta ovvero la decima che il sioccio raccoglieva nei terreni dove il sottosuolo era di proprietà del Capitolo. 

Le botti di vino che fruttavano venivano divise tra i canonici secondo le loro prebende. Il rendiconto il Camerlengo doveva farlo ai canonici sindaci tre volte l’anno riferito cioè alla paga di Pasqua, alla Paga di Santa Maria di Agosto e alla Paga di Natale. Al termine di ogni periodo venivano riportati i sommari delle entrate e delle uscite seguiva l’approvazione dei conti la “sentenza” sottoscritta dai due sindaci, scelti tra i canonici i quali a loro volta determinavano la somma da distribuire ai quattordici componenti del Capitolo, con paga doppia per il Canonico Arciprete, seguivano infine le dichiarazioni di ricevuta per ogni distruzione firmate dai canonici. 

Molto spesso il rendiconto dell’amministrazione veniva fatto ad intervalli minori: a) determinavano la periodizzazione erano le date in cui venivano effettuati al Capitolo i pagamenti delle maggiori rendite della Massa e cioè gli affitti delle quattro mole e dei vari terreni del campo e gli affitti per la tenuta di Lazzaria che cadevano tradizionalmente secondo tre rate il 10 Febbraio, il 10 Maggio, il 10 Novembre per gli affitti delle mole e dei terreni e 15 giorni avanti la Pasqua, Santa Maria d’Agosto e il Natale per la tenuta di Lazzaria.

Per il camerlengo altri introiti da amministrare erano i canoni in denaro derivati dagli affitti delle case e delle vigne secondo le scadenze della Festa di S. Eleuterio (21 Maggio) e di S. Clemente (23 Novembre) due dei patroni della città. In antico l ‘amministratore del Capitolo veniva chiamato procuratore.  

Il Cardinale Micara e il Capitolo

Negli anni che fu Vescovo di Velletri il Cardinale Clemente Micara tenne in degna considerazione il ruolo del Capitolo ascoltandolo per le decisioni importanti tipo l’affidamento delle parrocchie di Lariano e Cisterna all’ Ordine della Madre di Dio e ai Padri Giuseppini, oppure in merito all’ ampliamento delle chiese dei borghi. 

Il Cardinale volle su indicazione del Capitolo riallestire e riaprire al pubblico il Museo voluto dal Cardinale Basilio Pompili utilizzando a tale scopo i locali del coro d’inverno e quelli posteriori alla Cappella del SS.mo Sacramento individuabili nell’ oratorio dell’omonima Confraternita.

Canonici nominati da Micara

1947: Mons. Giuseppe Centra sul posto lasciato vuoto dal Canonico Parroco Mons. Ettore Moresi nominato Vicario Generale ed elevato alla prima dignità del Capitolo quella di Arciprete.

1954: Don Alfredo Zaralli sul posto lasciato vuoto per la scomparsa di D. Giovanni Milita avvenuta il 16 Novembre 1954

1954: S.E. Mons. Primo Gasbarri Vescovo ausiliare di Velletri sul posto lasciato per la scomparsa di Don Arturo Avanzini

1954: Don Eteocle Trocchi sul posto lasciato vuoto per libere dimissioni dal canonico parroco Mons. Giuseppe Centra

1959: Mons. Marcello Ilardi sul posto lasciato vuoto per la scomparsa di Mons. Celestino Amati avvenuta il 24 Dicembre 1955

1959: Il Cardinale chiede il parere al Capitolo per conferire il canonicato a Mons. Fernando De Mei. Il Capitolo approva nell’adunanza del 3 Novembre 1959

1959: Mons. Giuseppe Centra sul posto lasciato vuoto per la scomparsa di D. Carlo De Angelis avvenuta a Roma il 25 Dicembre 1957. Canonicato che gli conserva la precedenza di scranno essendo il primo quello del 1947 riconosciuto sospeso ma non interrotto.

1960: Mons. Mario Costanzo Sansoni sul posto rimasto vacante per la morte di Mons. Tommaso Onnelli avvenuta a Cori il 12 Aprile 1960. Il Capitolo esprime parere favorevole nell’ adunanza del 20 Giugno 1960.

1961: Il Cardinale chiede il parere al Capitolo per il conferimento del canonicato a D. Federico Trevisan. Il Capitolo approva nell’ adunanza del 18 Gennaio 1961.

1961: Mons. Angelo Cassandra nominato canonico nel 1950 viene insignito della Penitenzieria rimasta vacante in seguito all’elezione ad Arciprete di Mons. Raffaele Guarnacci.

1961: Mons. Raffaele Guarnacci nominato canonico nel 1938 viene eletto alla dignità di Arciprete rimasta vacante per la morte di Mons. Ettore Moresi avvenuta a Velletri il 26 Ottobre 1960

1961: Don Anastasio Pica sul posto rimasto vacante per la scomparsa di D. Alfredo Conti avvenuta il 31 Luglio 1960.

Gli Amministratori Apostolici e il Capitolo

La morte del Cardinale Clemente Micara ha portato sulla nostra Cattedra due amministratori apostolici gli Arcivescovi Arrigo Pintonello e Luigi Punzolo in questo periodo che abbiamo già definito il più buio della storia diocesana anche se di facciata il Capitolo ha mantenuto un suo ruolo e sono stati nominati anche nuovi canonici eccone l’elenco:

1966: Don Quinto Ciardi eletto alla dignità di Arciprete rimasta vacante per la morte di Mons. Raffaele Guarnacci.

1968: Don Silvestro Radicchi

1968: Don Giuseppe Cirenei sul posto rimasto vacante per l’elezione a Vescovo di Veroli - Frosinone di Mons. Giuseppe Marafini

1968: Il canonicato in possesso di Don Camillo Manciocchi viene trasformato da effettivo ad onorario a causa della sua incardinazione nell’ordinariato militare.

1970: Don Giuseppe Cianfoni 

1974: Mons. Angelo Lopes sul posto lasciato vacante per libere dimissioni del Canonico Parroco Mons. Eteocle Trocchi nominato Vicario Generale

1974: Mons. Agostino De Angelis Direttore dell’Ufficio Legale del Vicariato di Roma, Rettore di S. Ivo alla Sapienza Canonico Onorario

1974: Mons. Angelo Di Pasquale Cerimoniere Pontificio Rettore di S. Benedetto in Piscinula Protonotario Apostolico Soprannumerario Canonico Onorario.

La rinascita

Mons. Andrea Maria Erba terzo Vescovo ordinario di Velletri – Segni a seguito di numerose insistenze sia da parte dei pochi canonici rimasti che da parte dei laici impegnati della città di Velletri ha voluto ricomporre il numero dei canonici e riqualificare il Capitolo. I nuovi canonici sotto la guida dell’Arciprete Mons. Angelo Lopes sono tornati a riunirsi per cercare un nuovo cammino unitario e dotarsi secondo il desiderio del vescovo di nuove costituzioni.

1994: Mons. Angelo Lopes pur mantenendo la dignità di canonico parroco viene nominato Arciprete dignità rimasta vacante in seguito alla morte di Mons. Quinto Ciardi avvenuta nel 1991

1998: Mons. Franco Risi sul posto lasciato vuoto per libere dimissioni del Canonico Parroco Mons. Angelo Lopes nominato Vicario Generale.

1998: Don Angelo Prioreschi chiamato a succedere a P. Italo Mario Laracca come Penitenziere della Cattedrale. Padre Laracca era stato nominato dal Vescovo a norma del Codice di Diritto Canonico che consente in assenza di un capitolare la nomina al delicato incarico di penitenziere di un altro sacerdote o religioso della Diocesi.

1998: Mons. Claudio Gamboni nominato da Canonico Onorario a Canonico effettivo in seguito al suo congedo per raggiunti limiti di età dall’ ordinariato militare.

1998: Mons. Eugenio Gabrielli Parroco di S. Lucia V.M. Canonico Onorario, nel 2002 il canonicato passa da onorario ad effettivo.

1998: Mons. Gino Orlandi Parroco di S. Maria in Trivio Canonico Onorario, nel 2002 il canonicato passa da onorario ad effettivo.

1998: Mons. Paolo Picca Arciprete del SS.mo Salvatore Canonico Onorario, nel 2002 il canonicato passa da onorario ad effettivo.

2001: S.E Mons. Joseph Clemens Vescovo titolare di Segerme ex segretario particolare dell’allora Card. Joseph Ratzinger Canonico Onorario

2002: Mons. Francois Duthel Officiale della Segreteria di Stato Canonico Onorario

2004: Mons. Angelo Mancini Cancelliere Vescovile Canonico effettivo

2004: Don Dario Vitali Parroco di S. Giovanni Battista Canonico effettivo – trasferito per decreto del Vescovo Apicella al Capitolo della Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta in Segni

Il Vescovo Vincenzo Apicella, durante il suo episcopato ha conferito alcuni canonicati e il 26 Agosto del 2021 con proprio decreto ha nominato arciprete del Capitolo Mons. Paolo Picca che succede allo scomparso Mons. Angelo Lopes.

2007: Mons. Roberto Mariani canonico parroco 

2007: Mons. Mauro De Gregoris canonico

2021: Mons. Cesare Chialastri canonico parroco

Mons. Stefano Russo ha invece conferito il suo primo canonicato il 18 Novembre 2023 a Mons. Giovanni Ghibaudo

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