L’INCHIESTA : Centro storico di Velletri quale futuro? (quarta parte) ARTIGIANATO: “ LE BOTTEGHE ORAFE una realtà da salvaguardare e valorizzare
Nel 1957, grazie agli insegnanti Virgilio Pisoni e Giglio Petriacci l’antica sezione di ferro battuto della Scuola d’arte “Juana Romani” si trasforma in metalli e oreficeria. Nasce così quella che da li a qualche anno sarà famosa come la “scuola orafa veliterna” la Valenza del Sud come amava definirla il direttore architetto Marcello De Rossi. Grazie al valore e allo spessore di insegnanti come Livio Rondoni e gli stessi Pisoni e Petriacci si inizia a sperimentare nuove tecniche tra questi i primi esempi di oggetti realizzati con i fili d’oro che oggi costituiscono una preziosa testimonianza delle avanguardie di quel periodo.
La fama che la sezione andava acquisendo man mano anche con l’arrivo di insegnanti come Luciano Denza e Bruna Contona che introdussero la lavorazione dell’acciao creando i primi esempi di oggettistica d’arredo portò ad un notevole incremento delle iscrizioni tanto da avere in breve tempo oltre 56 laboratori orafi aperti sul territorio gestiti da ex allievi della scuola. Un lavoro che aveva smosso l’interesse dell’industria del settore tipo Unoarre che prese alcuni tra i meritevoli, senza citare i numerosi concorsi vinti e gli oggetti realizzati per conto dello stato utilizzati come doni istituzionali. Ricordiamo solamente il vassoio d’argento donato alla neo Regina Elisabetta II in visita in Italia.
La produzione veniva sapientemente esposta e valorizzata nella tradizionale Mostra Triennale che ha richiamato a Velletri numerosi esperti del settore tra cui Giulio Carlo Argan. Tutto questo fu la base e lo spunto nel 1992 per i compianti Alessandro del Marro e Tonino Acchioni entrambi allora autorevoli membri del locali ROTARY CLUB per dare vita ad una inziativa che avrebbe visto premiati con tre borse di studio i migliori delle sezioni di laboratorio della scuola.
Quella per la sezione Metalli e Oreficeria venne vinta dal maestro Fabio Mancini e consegnata durante la cerimonia inaugurale della prima Mostra Orafa nel salone dell’allora Banca Pio X alla presenza del ministro del lavoro Franco Marini.
Si era arrivati ad un livello di considerevole importanza tanto da interessare il governo centrale, la mostra riscosse un notevole successo di critica e di pubblico preparando la strada alle edizioni successive con lo scopo di promuovere questo particolare aspetto del nostro artigianato che iniziava insieme a quello della ceramica a caratterizzare il nostro centro storico.
Negli anni seguenti ad ogni mostra venne dato un tema, sul quale i partecipanti hanno creato “pezzi” unici, come non citare l’edizione dedicata al cinema attraverso i manifesti di Angelo Cesselon o quella ispirata alla donna di Velletri dei fratelli Alinari impersonata da Nadia Pontecorvi con indosso uno dei preziosi costumi del repertorio delle zitelle velletrane emozioni uniche che solo chi c’era può raccontare, pagine di cultura e di appartenza ad una tradizione che devono essere un vanto. Stimolo per ripartire con una forza. Con questa convinzione iniziamo il nostro giro nelle botteghe orafe per conoscere i loro proprietari intervistarli sul loro lavoro, sulle probematiche attuali del centro storico e su cosa si aspettano dall’amministrazione comunale, dare voce agli orafi e agli artigiani tutti significa riscoprire quella tradizione sulla quale si è basata per anni la vita economica cittadina.


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