DON ANGELO MANCINI: “ VI RACCONTO COME E’ NATA LA NUOVA “ REGINA PACIS”
Monsignore dopo venticinque anni siamo arrivati alla conclusione dei lavori e alla consacrazione della nuova Chiesa della Regina Pacis si ritiene soddisfatto per questo importante traguardo raggiunto?
Certo, mi ritengo soddisfatto e il molto tempo passato dall’idea alla realizzazione, percorrendo tutti i passaggi obbligati che le normative sia civili che religiose richiedono, rende ancor più visibile che quello che oggi si vede non è nato per caso, o dalla sera al mattino ma è frutto di riflessioni sia sul versante delle esigenze pastorali sia sul versante tecnico riguardante la costruzione in sé.
Monsignore, ci racconta come è nata l’idea di costruire un nuovo complesso parrocchiale?
Mi corre l’obbligo in rispetto della verità ma anche per smentire l’dea di qualcuno il quale pensa che questa chiesa sia la realizzazione di un mio capriccio, niente di più errato. Intanto diciamo che la cura pastorale della zona collinare del monte Artemisio che guarda a sud è stata nei pensieri di diversi pastori. Quando nei primi anni ’50 del secolo scorso, la proprietà che è di fronte alla chiesa di Regina Pacis ospitava una scuola e lì si celebrava la messa la domenica, fu venduta agli attuali proprietari ovvero Centro Ecumene di Metodisti e Valdesi, il vescovo di allora il Card. Clemente Micara accolse la donazione delle sorelle Amati per costruire una piccola chiesa campestre nella loro proprietà. Si trattava di una piccola costruzione gemella di quella di san Paolo ap. su via dei Cinque Archi. Edificio piccolo, senza fondamenta, rurale. Utile per una messa per poche persone non certo per le attività di una parrocchia. Parrocchia in verità lo diventerà nel 1971. Qui soprattutto in estate diversi religiosi e sacerdoti hanno speso le loro energie di pastori ne cito uno per tutti il rev.do p. Paolo Bachelet gesuita della comunità del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, fratello di Vittorio Bachelet ucciso dalle BR. Nonostante l’impegno profuso dai predecessori l’attività pastorale era comunque limitata e la proprietà andava in rovina. Arriviamo al 1999 il vescovo di allora mos. Andrea Maria Erba si trovò di fronte alla decisione da prendere circa questa parrocchia, che non aveva il necessario per svolgere l’attività di una parrocchia e quel poco che aveva era fatiscente. Chiese al sottoscritto se ero disposto a portare aventi la cura pastorale e l’iter per la costruzione di un nuovo centro parrocchiale. Quindi l’idea è sta di Mons. Erba. Ho accettato e sono rimasto fedele a quell’impegno ora posso dirlo, anche rinunciando ad alti incarichi che il vescovo successore voleva darmi. Ero ben consapevole che ci sarebbe voluto del tempo, tanto che per ospitare le attività oltre alla comunità in chiesa costrui una chiesa temporanea più grande, dove sono rimasto per diciannove anni.
Monsignore, la prima pietra della nuova chiesa venne benedetta da San Giovanni Paolo II durante il grande giubileo del 2000 che ricordi conserva di quel momento?
Fu un momento bellissimo, era il 7 agosto, siamo andati in undici persone al Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo alla messa delle ore 7,00 celebrata da Giovanni Paolo II, terminata la quale ci siamo avvicinati al Papa che con attenzione ha voluto sapere , ha letto l’iscrizione l’ha benedetta e la toccata, tanto che ora è posta nella nuova chiesa come una reliquia. Forte era il senso di commozione tra i presente e anche di curiosità, ricordo il direttore delle Ville Pontefice che ci ha messo in fila per ultimi tra quelli che salutavano il papa mi disse; “a velletrà che porti?”
Monsignore, chi sono i progettisti e quale sono le caratteristiche fondamentali sia dal punto di vista estetico che architettonico della chiesa?
La realizzazione che vediamo ora è frutto di un secondo progetto, il primo fu accantonato, poi si fece un concorso al quale parteciparono tre studi di architettura. Vinse un gruppo formato da Due coniugi arch. Ada Toni e arch. Cristiano Cossu residenti ad Otranto insieme ad un terzo arch. Andrea Cavicchioli di Correggio il gruppo era guidato da un loro prof. in Firenze arch. Andrea Ricci che proprio qualche giorno dopo la consacrazione della chiesa è venuto a mancare ehanno celebrato i funerali. Il progetto aveva a cuore il rispetto del lotto di terreno in possesso dell’ente parrocchia che si estendeva su due livelli. La costruzione nella parte strutturale è come adagiata sul terreno il quale non è stato toccato. I due livelli vedono, al pian terreno i locali dedicati alla formazione e agli incontri di comunità quindi c’è un grande salone e poi uno spazio con diversi ambienti tutti muniti di servizi. Al primo piano c’è l’ambito abitativo per due sacerdoti, il corridoio con l’ufficio parrocchiale e la sagrestia e i servizi. Dallo stesso corridoio si accede anche alla chiesa e alla c appella dell’adorazione. Il piano della chiesa quindi parte dal piano superiore del terreno e finisce sopra la costruzione dei locali a piano terra. In mezzo ci sono le scale per portano alla corte aperta ma coperta. Così è evidente la scelta fatta dai progettisti di dare un significato mariano alla costruzione della chiesa che parte dai titoli di “ponte” e di “torre-fortezza”
dati a Maria nell’Akathistos' -inno liturgico della Chiesa bizantina del secolo V-.
La realizzazione oltre al rispetto di tutte le indicazioni provenienti dagli enti e uffici civili preposti e dall’Ufficio Beni Culturali della C EI, ha adottato diverse soluzioni tecnologicamente avanzate.
L’aula liturgica, costruita tutta in acciaio, rivestita con cappotto termico e parete ventilata con pannelli in gres porcellanato, ultimamente ha ricevuto un premio internazionale. La forma circolare, senza angoli, una ellisse, è una forma che nel corso della storia ha sempre voluto indicare la divinità, per noi è un’immagine di Cristo puro nella sua divinità.
Monsignore, all’interno della Chiesa ci sono opere di notevole importanza ce ne vuole parlare?
Al momento nella chiesa sono collocate due opere una già esistente dal 1999 commissionata al maestro Giampiero Casentini ed è la tavola dipinta della Madonna Regina della Pace, e l’altra commissionata appositamente al maestro olandese Bert van Zelm è il crocifisso che campeggia sull’altare, dipinto su tavola nelle due facciate, sul fronte troviamo Gesù Crocifisso con Maria e Giovanni, sul retro l’Agnus Dei. L’opera è stata realizzata a Barcellona. La sede, l’altare l’ambone il battistero e la base del tabernacolo sono state realizzati dai F.lli Mongardini Marmi di Velletri. Rifiniture dell’ambone, dell’altare, della sede e il tabernacolo in ottone sono state realizza dalla ditta Ceko di Galatina.
Monsignore, l’apertura e la consacrazione della Chiesa ha fatto scaturire numerosi commenti sui social alcuni positivi ed altri negativi vuole dare una risposta chiarendo quegli aspetti diciamo contestati?
Si ci sono state delle critiche molte delle quali infondate, fatte da persone che non gradiscono in generala la Chiesa e il suo operato, figuriamoci la costruzione di una nuova chiesa. Altri che avrebbero voluto spendere quei soldi per i poveri non sapendo che la Diocesi e le parrocchie sempre tutti i giorni fanno qualcosa per i poveri. Qualcuno approfitta per criticare l’uso dell’8x mille, non sapendo che oltre metà del gettito che arriva alla nostra diocesi è destinato ai poveri e che le parrocchie tutte con le loro attività moltiplicano quel gettito. Poi c’è da dire che il compito della chiesa non è quello di sostituirsi agli enti civili. Qualcuno critica come se avessimo deturpato il bosco, diciamo da subito per costruire la nostra chiesa non abbiamo taglia un solo albero. Che il bosco sta qualche centinaio di metri più in alto. Basta vedere una panoramica dall’alto per vedere che il bosco è altrove e prima di arrivarci occorre passare per altri insediamenti, per zone limitrofe veramente al bosco ridotte a discarica ,il bosco utilizzato per ogni tipo di competizione. Inoltre la zona è piena di case, ville, impianti, piscine. Piuttosto c’è da dire che la nostra chiesa ha atteso tutte le autorizzazioni. C’è chi si domanda riguardo alla grandezza non sapendo che il territorio della parrocchia è molto vasto prende il lato sinistro di tutta via Lata e Via Ariana fino a Via Arcioni lato sx. Sale sulla collina e finisce su via Formellonzi quando incontra la via dei Laghi, qui vi risiedono circa 5500 persone. La costruzione di un Complesso parrocchiale (non di una chiesa) non è nella disponibilità del parroco che la guida. La Cei che finanzia il 75% dell’opera vuole la certificazione degli abitanti, autorizza e finanzia solo alcune opere indicandone la misura. Tutto quello che è in più è a totale carico della committenza. Siccome i soldi non li avevamo non abbiamo fatto neanche u metro in più ma sicuramente in meno. L’opera è stata approvata e finanziata nel 2016 quando il prezziario della regione Lazio era arretrato, abbiamo avuto poi il blocco di Panama, le guerre e la pandemia e più di tutti il superbonus, che a noi non è spettato, ma del quale ne abbiamo pagato le conseguenze negative ovvero i forti rialzi dei prezzi che ci hanno costretto ad eliminare, ridurre e cambiare alcune cose. Abbiamo iniziato a costruire nell’estate 2021. Occorre dire che vi hanno lavorato tante persone e ditte di Velletri e non solo, in un periodo difficile come quello della pandemia.
Ho sottolineato la differenza tra Complesso o se volete Parrocchia con chiesa. La chiesa può essere una chiesa di varie dimensione con compiti molto ridotti, mentre la parrocchia ha un indirizzo, dei compiti e responsabilità diverse, deve essere in grado di ospitare le varie attività, a volte anche in contemporanea, quindi deve essere capace di ospitare quanti la frequenta e vi si dedicano. Per farvi un’idea solamente nel tempo del catechismo ci sono un centinaio di bambini contemporaneamente ad altre attività. Qualcuno ha parlato di sfarzo a queste persone diciamo di visitarla prima di parlare. Internamente c’è posto a sedere per poco più di 200 persone. Bisogna ricordare inoltre che alcune realizzazioni derivano da obblighi di legge se apri al pubblico deve avere l’ascensore, il bagno disabili gli spazi vitali previsti dalle norme ecc. tutto poi viene di conseguenza. Certi commenti “bucolici” lasciano il tempo che trovano. Piuttosto si deve essere contenti che è stato portato un finanziamento a Velletri al quale si è aggiunto il resto alla quale ha provveduto la committenza, che persone hanno potuto lavorare in un periodo di crisi, che la città e la zona in particolare è stata dotata di una servizio non da poco che nessuna parrocchia in città in questo momento possiede. Molte persone in nome della loro libertà parlano, scrivono senza dare fondamento di quello che dicono e soprattutto negando ad altri quella libertà di cui godono. Poi ci sono i gusti, ma quelli sono soggettivi e non si discutono. Ci sono persone critiche ma dimenticano di aver costruito fior di ville secondo i proprio gusti incuranti del resto, questo non li giustifica. Concludo dicendo che comunque in genere in tutto il territorio e in particolare in quella zona non c’è un tipo di architettura, un materiale, un colore che identifica lo stesso luogo ma tutto è abbastanza etereterogeneo, quindi non vedo di che cosa si lamentano.
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